Lucio Papirio dittatore, Vienna, van Ghelen, 1719, con annotazioni autografe

 ATTO TERZO
 
 Foro romano con luogo elevato per li tribuni e altri magistrati.
 
 SCENA PRIMA
 
 MARCO FABIO, QUINTO FABIO, popolo, eccetera Escono i 24 del popolo senza i loro capi. Su la parte più elevata del foro si dispongano i sedili per li capi del popolo, [illeggibile] e quella ancora per Servilio.
 
 
 POPOLO
 
    Di trionfo e non di morte
 degno è 'l forte, il vincitor.
 
 MARCO FABIO
 
    Quella destra, al cui valor
 ligia fu vittoria e sorte,
990andrà stretta infra ritorte
 da inflessibil dittator.
 
 POPOLO
 
    Di trionfo e non di morte
 degno è 'l forte, il vincitor.
 
 MARCO FABIO
 
    Né a quel capo, i cui sudori
995spremé zelo e colse onor,
 fian riparo i sacri allori
 da la scure e dal littor.
 
 POPOLO
 
    Di trionfo e non di morte
 degno è 'l forte, il vincitor. Sieno in pronto i 24 littori.
 
 MARCO FABIO
1000Meglio al pubblico sguardo
 ti esporranno que' seggi, ond'io più miti
 diedi a Roma gl'imperi.
 QUINTO FABIO
 Piacciono a Lucio i rigidi e severi. (S’incamminano per salire su la parte più elevata del Foro ma ne sono arrestati da Lucio Papirio che sopraviene)
 
 SCENA II
 
 LUCIO PAPIRIO coi littori e i suddetti Escono con Lucio Papirio i 24 littori, con la sella curule. Sieno in pronto i capi del popolo e un trombeta e poi con Servilio.
 
 LUCIO PAPIRIO
 Ove, o Fabi? Que' rostri
1005non ascenda uom privato;
 e dove giudicato
 esser dee da' tribuni
 uom proscritto non sieda.
 MARCO FABIO
 Da un Fabio, ovunque stiasi,
1010il luogo ha dignitade.
 Ma grazie al dittatore
 che là mi vuol, donde privato io possa
 giustificare un figlio
 che d'altro non è reo che del suo sdegno.
 LUCIO PAPIRIO
1015Senza le offese leggi io non l'avrei.
 QUINTO FABIO
 (E vagliono tant'odio i giorni miei?)
 MARCO FABIO
 Vedrem...
 
 SCENA III
 
 SERVILIO seguito dai magistrati della plebe e i suddetti Escono i capi del popolo e ’l trombeta con Servilio. Sinché suona il trombeta, un littore porti su l’alto la sella curule del dittatore; e due del poolo portino due seggi per Marco Fabio e per Quinto Fabio nella parte più bassa del Foro e li mettano nel mezzo.
 
 SERVILIO
                      Fine a le risse;
  e di silenzio il banditor dia segno. (Al suono della tromba vanno a sedersi il dittatore nella sella curule, Servilio e gli altri capi del popolo in altri seggi nella parte più alta del Foro. Marco Fabio e Quinto Fabio siedono nella parte inferiore)
 MARCO FABIO
 Popolo, nel cui braccio (Levandosi)
1020sta di Roma il poter, fui vostro anch'io
 consolo e dittator; ma verghe e scuri
 non mai di civil sangue
 contaminai. Papirio
 stima eguale trionfo il tor di vita
1025il Romano e 'l Sannita. Ov'è la prisca
 modestia? Ove i Cammilli? I Cincinnati?
 Un duce già perdente
 puniasi in oro. Un trionfante or vuolsi
 che dia tutto il suo sangue
1030e 'l dia sotto il littor. Qual maggior pena
 al codardo? Al fellone?
 Ma sia giusto, o Quiriti,
 veder per Quinto Fabio
 tutta in festa la patria? Aprirsi i templi?
1035Fumar l'are d'incensi?
 E lui legato, ignudo e lacerato
 morir nel Campidoglio? E in faccia ai numi
 non invano implorati?
 Qual onta a' suoi soldati?
1040Qual gioia a' suoi nemici? Ah! Lucio il vuole;
 e Roma lo vedrà. Misero figlio!
 Ultimo tu dei Fabi,
 morrai così vilmente? E a tua salute
 nulla varran tuoi merti?
1045Nulla quelli degli avi? E nulla i miei?
 A che mi avete riserbato, o dei? (Siede coprendosi il volto con le mani)
 POPOLO
 
    Di trionfo e non di morte
 degno è 'l forte, il vincitor.
 
 LUCIO PAPIRIO
 Se pietade, o Romani, (Levandosi dal suo seggio)
1050più del giusto vi move,
 Quinto Fabio si assolva. Io ne protesto
 pubblico estremo eccidio
 a le leggi, a l'impero, al culto, a Roma.
 Manca la base al trono, ove gli manchi
1055disciplina e rispetto.
 Per me sto in mia sentenza e de la pena
 nulla dono o rimetto.
 Farlo a voi piace? Al ciel le vostre teste
 offro di quella invece
1060che togliete a mia scure.
 Dissi e 'l ridico ancora: (Avanzandosi alquanti passi verso i gradini)
 «Roma per voi si perde. Io vo' che viva.
 Fabio per voi si assolve. Io vo' che mora». (Discende e in atto sdegnoso parte seguito dai littori. Tutti gli altri si levano) Partono i littori con Lucio Papirio.
 SERVILIO
 Quinto, hai tu che produr?
 QUINTO FABIO
                                                   Si adempia il giusto.
1065Al popolo romano il capo io chino,
 non reo, non vincitor ma cittadino. (Servilio con gli altri discende nella parte inferiore)
 SERVILIO
 Oh! Sì modesto in campo
 fossi stato e sì saggio.
 Seguimi; e poi che altrove
1070avrò dei magistrati e de la plebe
 raccolti i voti, a libertade o a pena
 andrai ma sempre illustre. (Parte con li capi del popolo) Partono i capi del popolo con Servilio.
 MARCO FABIO
                                                    Io feci, o figlio,
 quanto per te potei. Tu in ogni sorte
 ricordati qual fosti;
1075e anche in faccia al littor mostrati forte.
 QUINTO FABIO
 
    Dammi un amplesso, o padre.
 Forse tra' ceppi avvinto
 più non tel renderò.
 
    Perdonami il dolore
1080che avrai se cado estinto;
 e degno del tuo amore
 anche in morir sarò. (Parte col popolo) Partono i 24 del popolo con Quinto Fabio.
 
 SCENA IV
 
 MARCO FABIO
 
 MARCO FABIO
 Tutta a sì mesto addio l'alma si scosse
 e padre mi sentii.
1085O romana alterezza,
 perché dal ciglio risospingi il pianto?
 Questa non è fortezza, è crudeltade.
 Possiamo a' nostri affanni
 negar lo sfogo ma non torre il senso;
1090e celando il dolore
 sta nel volto l'eroe, l'uomo nel core. Primo segno della mutazione.
 
    A torrente, che cresce ed inonda,
 por argine o sponda
 lo fa più orgoglioso.
 
1095   Ei trae seco que' faggi e que' sassi;
 e tumido vassi,
 sinché in piano più libero e aperto
 spande l'onda men gonfio e spumoso. Secondo segno della mutazione.
 
 Stanze.
 
 SCENA V
 
 RUTILIA e COMINIO
 
 RUTILIA
 Sgridi, imperi, minacci,
1100di padre non farà sdegno o comando
 ch'io non ami Cominio,
 ch'io non sprezzi Servilio.
 COMINIO
 Ma Servilio può darti
 la vita di un fratello.
 RUTILIA
1105Faccialo, ne avrò stima, amor non mai.
 COMINIO
 Ah! Non di te, temo del padre.
 RUTILIA
                                                          Il padre
 diè lusinghe al tribuno,
 qual chi presso al naufragio
 ogni tavola afferra.
 COMINIO
1110Piaccia agli eterni dii che Fabio viva.
 RUTILIA
 Da la plebe, nemica dei patrici,
 poco di bene io spero.
 COMINIO
 Speralo dal mio amor. Son meco in Roma
 quelle che già ad Imbrinio
1115pugnar fide coorti.
 Con queste tra i littori e tra la plebe
 aprirommi il sentier. Salverò Fabio.
 Vendicherò di un dittator l'inganno...
 RUTILIA
 E dal pio genitor quella che brami
1120nobil mercede avrai.
 COMINIO
                                         Che non degg'io
 tentar per meritarti, idolo mio? A Servilio si consegni il decreto del popolo romano ed egli lo abbia presso di sé, avanti di uscir fuori.
 
    Più cori, più vite
 dal cielo vorrei
 e a te le darei
1125in arra di amor.
 
    Ma quanto in amarti
 mia fede può darti
 non è che una vita,
 non è che un sol cor.
 
 SCENA VI
 
 RUTILIA e SERVILIO
 
 RUTILIA
1130Qual mai più fido e generoso amante?
 E di costui qual più importuno e audace?
 SERVILIO
 Eccomi ancor, Rutilia...
 RUTILIA
 A che? Noie mi rechi? O nuovi mali?
 SERVILIO
 Timido questa volta
1135non osa il labbro e 'l tuo dolor rispetto.
 RUTILIA
 Che? Condannato avresti ingiustamente
 un Fabio? Un vincitore? Un innocente?
 SERVILIO
 Roma a te lo dirà. Servilio il tace.
 RUTILIA
 Ah vile! Ah scellerato!
1140Taci il colpo e 'l facesti.
 Vendicasti il tuo amore;
 e 'l fratel mi uccidesti. (Piange)
 SERVILIO
                                            Io te l'uccisi?
 RUTILIA
 Vanne, fuggi, o crudel. Togli a quest'occhi
 un aspetto di orrore.
1145Già ti sprezzava. Or ti detesto. Or t'odio;
 e t'odio col dolor che tu sì indegno
 sia, qual già del mio amore, or del mio sdegno.
 
    Al duolo, a l'odio,
 che m'empie l'anima
1150sol per te misera,
 fuggi, nasconditi,
 fiero omicida.
 
    Amor sprezzato,
 cangiato in furia,
1155ti fece, o barbaro,
 iniquo giudice,
 rio fratricida. Sieno in pronto 4 littori.
 
 SCENA VII
 
 SERVILIO, LUCIO PAPIRIO e PAPIRIA Al sortir di Lucio Papirio si fermeranno su la porta i 4 littori suddetti come di guardia.
 
 SERVILIO
 Tutto si può soffrir da donna irata.
 LUCIO PAPIRIO
 Non ti doler. Tal io mostrarlo a Roma
1160dovea prostrato. Orché il decoro è salvo
 in me torna pietà. L'amo qual pria.
 PAPIRIA
 Ma incerto de la plebe è ancora il voto.
 LUCIO PAPIRIO
 Sciorrà i dubbi Servilio.
 PAPIRIA
                                               Ah! Che ne rechi? Servilio prende in mano il decreto;
 Vivrà Fabio? O morrà?
 SERVILIO
                                             Di un dittatore
1165sacri sono i giudici.
 Ne la sua autorità sta la romana
 grandezza e 'l comun bene.
 Scemarla è un perder Roma.
 Il giudice si teme
1170che può punire. A lui
 tolto il potere del gastigo, agli altri
 si dà l'ardir del fallo e del disprezzo.
 Viva la dittatura e viva eccelsa.
 Eccoti il plebiscito. (Porge a Lucio Papirio il decreto del popolo romano) e lo porge a Lucio Papirio.
1175Ben giudicasti. Fabio
 al littor si abbandoni.
 PAPIRIA
                                          Aimè! Son morta.
 LUCIO PAPIRIO
 Al littor si abbandoni?
 Perché, o popol roman? Me solo offese
 il delitto di Fabio.
1180A te diede vittoria. Il condannarlo
 per Lucio era giustizia.
 Per Roma è sconoscenza.
 Tu potevi clemenza usar con gloria.
 Io usar non la potea senza viltade.
 PAPIRIA
1185O in quel rigido cor tarda pietade!
 SERVILIO
 Se Lucio lo compiange, ei non disperi.
 LUCIO PAPIRIO
 Qual tribunal fia asilo a l'infelice?
 SERVILIO
 Quello che può salvarlo e a cui si appella.
 LUCIO PAPIRIO
 Da me, da voi, da Roma,
1190Fabio ancora appellarsi? A chi? Agli dii?
 SERVILIO
 Da Lucio a Lucio, al dittator pietoso
 dal dittator severo.
 LUCIO PAPIRIO
 Come?
 SERVILIO
                 Tutto è rimesso
 al tuo cenno il suo fato. Ei qui ben tosto
1195tratto a te fia da ferrei ceppi avvinto.
 Il popolo romano,
 togliendo a sé l'arbitrio del perdono,
 vuol che tutto dipenda
 da la tua dignità l'uso del dono.
 
1200   In tua man sta vita e morte.
 Puoi punir e perdonar.
 
    Scaglia folgori il tonante
 e di orror gelan le fronti;
 striscian quelle; e torri e monti
1205vanno intanto a fulminar.
 
 SCENA VIII
 
 LUCIO PAPIRIO e PAPIRIA
 
 PAPIRIA
 Padre, a vita rinasco. Avrò il mio Fabio
 dal paterno tuo amore.
 LUCIO PAPIRIO
 Figlia, o quanto t'inganni!
 Il padre non cercar nel dittatore.
 PAPIRIA
1210O voce che mi uccide!
 Fabio dunque morrà?
 LUCIO PAPIRIO
                                           Potea salvarlo
 il popolo e 'l Senato e non lo fece.
 Ciò che far ei non volle, a me non lece.
 PAPIRIA
 Accusar pur t'udii Roma d'ingrata.
 LUCIO PAPIRIO
1215Or non vo' che d'ingiusto ella mi accusi.
 PAPIRIA
 Fabio ottenne al tuo piè grazia e perdono.
 LUCIO PAPIRIO
 Le mie private offese io perdonai,
 le publiche non mai.
 PAPIRIA
 Troppo rigor traligna in crudeltade.
 LUCIO PAPIRIO
1220Se infetta parte, che guastar può 'l tutto,
 col ferro si recida,
 chi di crudel quel colpo accusa e sgrida?
 PAPIRIA
 Tu sei 'l solo che vegga
 nel perdono di Quinto il comun rischio.
 LUCIO PAPIRIO
1225Scorge più lunge assai chi siede in alto,
 di chi osserva dal suolo;
 e a tutta Roma il dittatore è un solo.
 PAPIRIA
 O dio! Padre, son figlia e sposa io sono.
 A che cerco ragion? Movanti questi
1230teneri nomi. Abbi di me pietade.
 Fabio è un tuo don. Perché mel togli? E appena
 dato, perché mel togli?
 Tu pur l'amasti tanto;
 e tu fosti cagion che tanto io l'ami.
1235Pietà, mio genitore.
 Vuoi ch'io cada al tuo piè? Vuoi che coteste
 ginocchia abbracci? Ecco ti cado al piede;
 e le ginocchia abbraccio (S’inginocchia)
 e le irrigo di lagrime e l'estremo
1240del tuo paludamento orlo ne bagno.
 LUCIO PAPIRIO
 Troppo mi costeria l'esser di padre,
 se a lui svenar dovessi
 quel di giusto, di forte e di romano.
 Sorgi. Ti acheta; e se vuoi pianger, piangi
1245per la morte di Fabio
 e non per la sua vita.
 PAPIRIA
 Padre crudel, tu non sarai più padre, (Papiria si leva con impeto)
 che sì poco l'apprezzi. A l'or che un ferro
 reciderà lo stame al caro sposo,
1250un altro a l'alma mia troncherà i lacci.
 LUCIO PAPIRIO
 Perdono al tuo dolor, debole figlia.
 PAPIRIA
 Ah! Più figlia non son di chi mi uccide.
 
    Padre amoroso... padre crudele...
 lagrime ed ire... prieghi e querele...
1255chiedo, dispero... pace non ho.
 
    Sii tutto o barbaro... tutto o pietoso...
 dammi la morte... dammi lo sposo.
 Senza il mio bene viver non vo'. Sieno in pronto due capi dei soldati, uno de’ quali porti sopra un bacino una ghirlanda di alloro e l’altro la spada di Quinto Fabio. Sieno anche in pronto le catene con le quali dovrà uscire Quinto Fabio.
 
 SCENA IX
 
 LUCIO PAPIRIO, poi QUINTO FABIO tra’ ceppi. PAPIRIA che con esso ritorna
 
 LUCIO PAPIRIO
 Quasi mi abbandonò la mia costanza.
1260Tutta l'alma vi opposi e bastò appena.
 Vien Fabio. A nuovo assalto accingo il core.
 QUINTO FABIO
 Papiria, abbia misura il tuo dolore. (Fermandosi in lontano)
 PAPIRIA
 Mia cruda sorte abbia misura anch'ella. (Quinto Fabio si avanza verso Lucio Papirio e Papiria si ferma nel posto di prima)
 QUINTO FABIO
 Signor, qual mia ventura
1265fa che pria di morir veder l'aspetto
 del mio giudice io possa e la sovrana
 destra baciar che il mio segnò di morte
 giustissimo decreto?
 LUCIO PAPIRIO
 Quelle indegne ritorte
1270a la mano ed al piede, olà, sciogliete. (Un littore si avanza ma Papiria lo risospinge e scioglie di sua mano le catene di Quinto Fabio) Uno dei littori si avanzi ma, rispinto da Papiria, torni al suo posto, prendendo prima di terra le catene che vi gitterà Papiria dopo sciolto Quinto Fabio. Al cenno di Lucio Papirio partirà un altro littore.
 PAPIRIA
 Non a te, vil littore, a moglie amante
 sì grato ufficio.
 LUCIO PAPIRIO
                               Il brando illustre e premio (Al littore)
 de' forti cittadini,
 mi si porti l'alloro.
 QUINTO FABIO
1275Deh! Qual sorpresa?
 PAPIRIA
                                        E di piacer non moro?
 QUINTO FABIO
 La man pietosa...
 LUCIO PAPIRIO
                                  Non la mano, o Fabio, (Abbracciandolo)
 ma le braccia ti stendo. In questo seno
 i palpiti di un cor senti che t'ama.
 PAPIRIA
 Io la man bacerò che mi dà vita. (Papiria bacia la mano del padre)
 QUINTO FABIO
1280Dopo un sì bel perdono,
 s'anche morte verrà, verrà gradita. (Vengono due soldati, uno de’ quali porta la spada di Quinto Fabio e l’altro sopra un bacino una corona di lauro fregiata d’oro) Escono i due capi de’ soldati, l’uno con la corona di alloro sopra il bacino e l’altro con la spada di Quinto Fabio.
 LUCIO PAPIRIO
 Prendi e rimetti al fianco
 la spada trionfal. (Lucio Papirio porge a Quinto Fabio la spada e questi se la ripone al fianco)
 QUINTO FABIO
                                   Non in mio fregio
 ma in difesa di Roma ognor la cinsi. (Lucio Papirio presa la corona di alloro la mette sul capo di Quinto Fabio che si china in riceverla)
 LUCIO PAPIRIO
1285E di questo io t'adorno
 laureo serto le tempia, onde di qualche
 ricompensa si onori il tuo trionfo.
 QUINTO FABIO
 In ben oprar premio ha da l'opra il forte.
 PAPIRIA
 Non mai sì bel Fabio a' miei lumi apparve. Partono i due soldati capi dei soldati.
 LUCIO PAPIRIO
1290Tal per Roma si scorti (Ai littori)
 l'invitto al Campidoglio e là gridando
 il banditor: «Muor Quinto,
 perché ha pugnato e vinto»;
 pieghi al littor sotto la scure il capo;
1295e meno reo che vincitor tal passi
 a' suoi grand'avi a canto
 e da Roma e da noi lodato e pianto.
 PAPIRIA
 Misere gioie mie! Tornate, o lagrime.
 QUINTO FABIO
 Signor, io ben sapea
1300mio irrevocabil fato.
 Sul tuo labbro l'adoro e sol mi basta
 morir senza il tuo sdegno e con l'affetto
 di te, fida consorte.
 PAPIRIA
 Ah! Senza me tu a morte?
 LUCIO PAPIRIO
1305Fabio, do quanto posso: amore e lode.
 E per ultimo dono
 con la sposa ti lascio. Anime amanti,
 più non vi rivedrete.
 L'ultimo addio prendete; e da me prendi
1310tu ancor l'ultimo addio.
 (Parto e al vostro nascondo il pianto mio).
 
    Consolati. Sul sasso,
 che chiuderà tue ceneri,
 avrai di Roma il pianto.
 
1315   E là, fermando il passo,
 te le romane vergini
 celebreran col canto. Parte Lucio Papirio coi 4 littori.
 
 SCENA X
 
 QUINTO FABIO e PAPIRIA Sieno in pronto 8 12 littori.
 
 PAPIRIA
 Quinto.
 QUINTO FABIO
                  Sposa.
 A DUE
                                 Mio bene.
 PAPIRIA
 Qual ti abbracciai poc'anzi!
 QUINTO FABIO
1320E quale ora ti abbraccio!
 PAPIRIA
                                               Amplesso il primo
 di gloria e contentezza.
 QUINTO FABIO
 Or di pena e tristezza.
 PAPIRIA
 Tu, che ne unisti in vita,
 perché sgiungerne in morte,
1325crudelissimo padre?
 QUINTO FABIO
 Non l'accusar. L'assolve
 la gloria sua, la sua pietade istessa.
 PAPIRIA
 Aimè! Che far degg'io?
 QUINTO FABIO
 Consolarti, amor mio, vivere, amarmi.
 PAPIRIA
1330Amarti? Lo farò dopo anche estinta.
 Viver? Nol potrò mai, né consolarmi. (Escono i littori) Escono gli 8 i 12 littori.
 QUINTO FABIO
 Papiria, ecco i littori. A me conviene ubbidire e lasciarti.
 PAPIRIA
 Sì tosto?
 QUINTO FABIO
                   Affretto morte,
 perché abbrevio dolore.
1335Sente meno il morir chi tosto muore.
 PAPIRIA
 Ti seguirò...
 QUINTO FABIO
                         No, che in vederti afflitta Primo segno della mutazione. Sia in pronto una sedia ed un tavolino.
 costanza io perderei.
 Rimanti. Amami. Vivi; e pria ch'io mora,
 dammi un amplesso ancora.
 A DUE
 
1340   In stringerti al seno
 se morte avessi almeno,
 
 QUINTO FABIO, PAPIRIA
 
 contento
                   morirei, mio ben cor mio.
 contenta
 
 QUINTO FABIO
 
    Amami e vivi, o cara.
 
 PAPIRIA
 
 Ahi! Che partenza amara!
 
 A DUE
 
1345Addio. Morir non posso;
 e posso dirti addio. Partono i 12 littori con Quinto Fabio. Secondo segno della mutazione.
 
 
 Atrio magnifico con logge all’intorno corrispondenti alla Curia Romana.
 
 SCENA XI
 
 LUCIO PAPIRIO sedente ad un tavolino All’aprirsi della scena veggasi Lucio Papirio sedente al tavolino.
 
 
 LUCIO PAPIRIO
 Vinceste alfin, rigidi affetti. Il nome
 di Lucio andrà del paro
 con quei di Giunio e Tito.
1350Fabio, è ver, non mi è figlio.
 Ma se non l'ebbi, l'adottai, lo feci;
 e la perdita mia quanto sia grande
 mel dice il mio dolor. Povero Fabio!...
 
 SCENA XII
 
 RUTILIA e LUCIO PAPIRIO Sieno in pronto su l’alto delle logge i 24 littori.
 
 RUTILIA
 Qual duolo, o dittator?
 LUCIO PAPIRIO
                                            Del tuo germano
1355vieni a pianger i casi...
 RUTILIA
                                            Anzi a gioirne.
 LUCIO PAPIRIO
 Ti ammiro, anima forte.
 Pianto ricusi a chi fra' lauri ha morte.
 RUTILIA
 Morto il fratel? Non soffre
 spettacoli sì indegni occhio romano.
 LUCIO PAPIRIO
1360Che fu? Che arrechi?
 
 SCENA XIII
 
 PAPIRIA e i suddetti
 
 PAPIRIA
                                          Armi e tumulto. Han fatto
 impeto le coorti.
 Fuggono i tuoi. Sta il popolo sospeso
 sul destino di Fabio; ed io tremante...
 LUCIO PAPIRIO
 Vano è 'l timor. Vano il tumulto. Fabio
1365morrà. Gli ammutinati
 avranno il lor supplicio;
 e 'l popol, che approvò la mia sentenza, Sieno in pronto i 48 soldati coi loro capi su l’alto delle logge.
 saprà ancor sostenerla. (Scendono dall’alto delle logge i littori)
 RUTILIA
 Tornar vedi i littori; Scendono dalla scalinata i 24 littori e si partiscono 12 per parte della scena, lasciando vuoto il mezzo.
1370ma su le lor non vedi
 mal disciolte bipenni orma di sangue.
 PAPIRIA
 Deh! Con nobil perdono un mal previeni...
 LUCIO PAPIRIO
 Costretto io dar perdono?
 Cadran con Fabio i più malvagi e tutti...
 
 SCENA XIV
 
 COMINIO e i suddetti Cominciano a farsi vedere su l’alto i soldati.
 
 COMINIO
1375Se vuoi tutti punir, verrà pria meno
 ai carnefici il braccio
 che le vittime ai colpi. Il loro duce
 chiedono le coorti e de la plebe
 non poca parte. La vicina Curia (In lontano su l’alto cominciano a farsi vedere i soldati romani) Marco Fabio, Quinto Fabio cominciano a calar dalla scalinata.
1380empion guerrieri e turbe
 o per salvarlo o per morir con lui.
 LUCIO PAPIRIO
 Faccianlo. Io solo il grado, io solo il petto
 opporrò al lor furore.
 Io solo contra Roma
1385combatterò per Roma;
 e prima che soffrire onta a le leggi,
 vilipendio a l'onore,
 mi farò de la Curia altare e tomba.
 PAPIRIA
 O virtù pertinace!
 COMINIO
                                    O ferreo core! (Marco Fabio e Quinto Fabio scendono dalle logge seguiti dai soldati) Sieno al basso dell’atrio Scendano con Marco e Quinto Fabi i 48 soldati e i loro capi dalla scalinata, i quali si pongono la metà per parte ai lati della scena.
 RUTILIA
1390Che fia? Col genitor Fabio a noi scende.
 
 SCENA XV
 
 MARCO FABIO, QUINTO FABIO e i suddetti
 
 MARCO FABIO
 Roma un reo ti togliea. Mia man tel rende. (Marco Fabio preso per una mano Quinto Fabio lo presenta al dittatore) Sieno in pronto su l’alto delle logge i 24 del popolo e i loro capi con Servilio.
 Non fia ver ch'io rimiri
 aquile opposte ad aquile, aste ad aste
 e Romani a Romani. Un sol si sveni
1395a la pubblica pace.
 Io sarò senza erede
 ma Roma senza colpa. Il Fabio sangue
 è presidio a la patria e non periglio.
 Signor, tue leggi adempi. Eccoti il figlio.
 LUCIO PAPIRIO
1400O magnanimo cor, per cui fia illustre
 di Roma anche la colpa!
 Deh! Potessi quel capo,
 che tu rendi a la scure,
 a la scure sottrar. Siediti, o Marco; (Si leva dal suo seggio)
1405e tu sii dittator, giudice sii
 ne la causa del figlio.
 Assolvilo, se puoi. No, che tu stesso,
 sordo a le voci di natura, quelle
 sol de le leggi e de la patria udresti.
1410Quinto, or tu che dirai? Vedi qual male
 succeda al primo. Uno fa esempio a l'altro.
 QUINTO FABIO
 Tale è l'orror che del mio fallo or sento
 che, se tu l'assolvessi,
 io stesso il punirei. Solo per tutti
1415a te basti il mio sangue.
 COMINIO
                                              O basti il mio.
 Del conflitto di Fabio,
 del tumulto del campo il reo son io.
 RUTILIA
 O generoso...
 LUCIO PAPIRIO
                           Tacciasi. Il tribuno (Vedesi scendere Servilio dall’alto seguito dal popolo, dai soldati, eccetera) Servilio, i 24 del popolo e i loro capi sieno al basso dell’atrio e questi occupano il mezzo della scena, mettendosi i sei capi alla fronte di essi e dopo gli altri 24 a 6 a 6.
 col popolo a noi viene.
 PAPIRIA
1420(Spunta ancor nel mio sen raggio di spene).
 
 SCENA ULTIMA
 
 SERVILIO e i suddetti
 
 SERVILIO
 Col suo decreto il popolo romano
 giudicò Fabio a morte; e del perdono
 a sé tolse l'arbitrio e a te lo diede.
 Giammai la dittatura
1425non fu più grande ed ella
 niente ha in Roma di egual fuor che il tuo core.
 Sia questo ancor maggiore
 de la tua dignità. Su, meco, o Roma,
 prostrati al dittatore.
1430Prostrati e tu buon padre e tu reo figlio. (Servilio, il popolo e i due Fabi s’inginocchiano a piè di Lucio Papirio) I due Fabi, Servilio, i capi e i 24 del popolo s’inginocchino avanti il dittatore con l’ordine con cui stavano prima disposti.
 Pietà. Grazia. Perdono. Assai punito
 è il misero dal lungo
 aspettar de la pena.
 Donala agli anni suoi. Donala al frale
1435de l'umana fiacchezza.
 Donala agli avi, al padre, a Roma tutta.
 Ah! Non ritorcer gli occhi.
 Non rispinger il pianto. È Roma, è Roma
 quella, o signor, che vedi
1440ma ch'altri non vedrà china a' tuoi piedi.
 LUCIO PAPIRIO
 Tribun, popolo, Fabi, omai sorgete. (I suddetti al comando di Lucio Papirio si levano) Si levano tutti quelli che si erano posti in ginocchio.
 Basti così. La disciplina è salva.
 Salva è la dittatura.
 A Fabio reo la colpa
1445per me non si perdona;
 al popolo romano il reo si dona.
 Vivi, o giovane Fabio, e vivi altero
 di sì pubblico assenso,
 più che di tua vittoria.
1450Vivi al mio amor. Vivi alla patria. Il troppo
 genio feroce in avvenir correggi;
 e meglio impara a sofferir le leggi.
 TUTTI
 
    O grande! O giusto! O pio!
 O nostro dittator!
 
 RUTILIA
 
1455   Germano.
 
 COMINIO
 
                         Amico.
 
 PAPIRIA
 
                                         Sposo.
 
 QUINTO FABIO
 
 Che ben! Che gaudio è 'l mio!
 
 MARCO FABIO
 
 O figlio!
 
 QUINTO FABIO
 
                   O genitor.
 
 LUCIO PAPIRIO
 Al giubilo comun, giubilo accresca
 l'altrui perdono e 'l tuo, Cominio, ancora.
 TUTTI
 
1460   O grande! O giusto! O pio!
 O nostro dittator!
 
 MARCO FABIO
 Generoso Servilio, a te qual posso
 render mercé! Tu, degno
 di unirti al Fabio sangue,
1465Rutilia avrai.
 COMINIO
                           (Mio sfortunato amore!)
 RUTILIA
 Io del tribun? Qual premio? O padre ingiusto!
 SERVILIO
 Signor, la tua bontade e la tua scelta
 mi sorprende e m'illustra.
 Vedi, o Rutilia, se plebeo qual sono,
1470avea cor, avea merto
 d'innalzarmi a l'onor de' tuoi sponsali.
 Mi ributtò il tuo fasto e in quel ritroso
 tuo volto ancor le mie ripulse io leggo.
 Col disprezzo o col nodo
1475vendicarmi potrei;
 ma vil non son né misero esser voglio.
 A Cominio ti cedo. Al tuo gran padre
 piaccian nozze a te care. Io ne lo priego.
 MARCO FABIO
 Né a Servilio che chiede il dono io niego.
 RUTILIA
1480Tardi conosco il bene che in te perdo
 ma in quel che tu mi dai lieta mi veggio.
 COMINIO
 Al mio rival la mia fortuna io deggio.
 PAPIRIA
 Candido giorno!
 QUINTO FABIO
                                 Fortunato giorno!
 PAPIRIA
 In cui mercé di amore.
 QUINTO FABIO
                                             E di virtude.
 PAPIRIA, QUINTO FABIO
1485In te mio sposo
                               a ben goder ritorno.
 In te mia sposa
 MARCO FABIO
 Ma se voi siete avventurati, o cori,
 l'opra è di Lucio e sua pietà si onori.
 TUTTI
 L'opra è di Lucio e sua pietà si onori. Sia pronto il ballo dei popolari romani.
 CORO
 
1490   Festeggino, rimbombino
 in alto suon di giubilo
 di Lucio al nome eccelso applausi e canti.
 
    Ma più di sua grand'anima
 e la costanza intrepida
1495e la pietà magnanima
 dal lieto nostro amor si applauda e canti.
 
 Fine del dramma
 
 Ballo di popolari romani festeggianti il perdono di Quinto Fabio Segue il ballo dei popolari romani, la prima sera dopo la licenza e le altre dopo il coro.
 
 
 LICENZA
 
 Quell'austera virtù, per cui cotanto
 andò la prisca Roma altera e illustre,
 fu col nome di zelo e di fortezza
1500crudeltade e alterezza.
 Ma tu, che del romano inclito impero
 siedi a l'alto governo, augusto Carlo,
 il pregio hai d'esser forte,
 non di parerlo. Tua virtù in sé gode
1505nel merito de l'opra
 e non ne l'altrui lode.
 Quindi a ragion la prima
 a te viene in ossequio,
 la tua passa in esempio. O sotto Carlo
1510popoli fortunati,
 un secolo sortiste
 a virtù vera amico, in cui se ognuno,
 con l'idea di piacere
 a l'ottimo de' prenci, il buon non calca
1515sentiero de la gloria,
 de l'uomo e non del tempo è vizio e colpa.
 E tu felice giorno,
 cui non candida pietra
 ma 'l gran nome immortal segna ne' fasti,
1520oh qual ne riconduci almo diletto!
 E qual per lungo corso
 ricondurrallo a noi propizia etade!
 Sì, viva Carlo. Amico cielo aggiunga
 i nostri ai giorni sui;
1525e col pubblico bene
 anche il pubblico amor riposi in lui.
 
    Carlo augusto, ottimo Carlo,
 gran al par di tua virtude
 sia 'l tuo bene e 'l nostro amor.
 
1530   E qual tu sai meritarlo,
 giusto, pio, costante e prode,
 tuo sia 'l pregio d'ogni lode;
 tuo l'impero d'ogni cor.
 
 CORO
 
    Festeggino, rimbombino
1535in alto suon di giubilo
 di Carlo al nome augusto applausi e canti.
 
    Ma più di sua grand'anima
 e la costanza intrepida
 e la pietà magnanima
1540dal lieto nostro amor si applauda e canti.
 
 Il fine