Lucio Papirio dittatore, Vienna, van Ghelen, 1719, con annotazioni autografe

 ATTO SECONDO
 
 Galleria corrispondente dall’una parte alla casa dei Fabi, dall’altra a quella dei Papiri.
 
 SCENA PRIMA
 
 RUTILIA e COMINIO da varie parti
 
 RUTILIA
 A la fronte dimessa, al tardo passo
 non conosco in Cominio
485né l'eroe né l'amante.
 COMINIO
 Reo di ardir, reo di amore, a' tuoi begli occhi
 con qual core offerirmi?
 RUTILIA
 Reo? Di che mai?
 COMINIO
                                   Ti offesi
 per voler meritarti.
490Se Quinto cade, il mio consiglio il perde.
 RUTILIA
 Il tuo consiglio diè vittoria a Roma;
 e de la gente Fabia entra nei fasti
 per te un nuovo ornamento.
 COMINIO
 Ma nel Senato intanto
495del tuo illustre fratel s'agita il fato.
 RUTILIA
 Nel Senato non tutti
 son Manli e son Papiri.
 COMINIO
 Né sempre la più giusta
 è la causa più forte.
 RUTILIA
500E se 'l perde livor, ne la sua morte
 qual colpa avrà Cominio?
 Scorge il cielo s'io l'ami,
 pur se scritto è là su ch'ei perir debba,
 vedrollo a ciglia asciutte
505morir da Fabio. Non si versan pianti
 per chi muor per la patria e fra i trionfi.
 Ma ancor lo spero. Avranno cura i numi
 in lui di conservar l'unico avanzo
 di tanti eroi. Roma impor leggi al mondo
510dee per voler de' fati. Il grande impero
 o a lui daranno i Fabi
 o, se l'ultimo Fabio or manca e cade,
 Roma l'avrà ma con più tarda etade.
 COMINIO
 O sovra del tuo sesso alma sublime,
515tu rincori la mia.
 Di Quinto a la salvezza
 pugnerà il cielo, la virtù, la gloria;
 combatterà il mio amor, la mia amistade;
 e se fortuna, a le bell'opre avversa,
520in suo eccidio si ostina,
 fia comune a più d'un la sua ruina.
 
    Come per nube il raggio
 passa e le dà chiaror,
 tal di quegli occhi un guardo
525di ardore e di coraggio
 m'empie l'amante cor.
 
    Il cor che tolto
 quel lume ond'ardo,
 staria sepolto
530di tenebroso obblio nel cieco orror.
 
 SCENA II
 
 SERVILIO e RUTILIA
 
 SERVILIO
 Rutilia, egli è costume
 de le umane vicende
 che alternino fra loro il bene e 'l male.
 Partito il caro amante, ecco il noioso.
 RUTILIA
535Se sai d'esser molesto, a che cercarmi?
 SERVILIO
 Disprezzato, ho 'l piacer del vendicarmi.
 RUTILIA
 Nuova foggia di amar per dispiacere
 o forse aman così l'alme plebee.
 SERVILIO
 Che più dirai, se di novelle infauste
540apportator mi scorgi?
 RUTILIA
 Che sarà? Da sinistro
 corvo non s'ebber mai lieti presagi.
 SERVILIO
 Con ire e con rancori
 tra Lucio e Marco, in pien Senato, a lungo
545si contese per Fabio.
 RUTILIA
 Qual fu de' padri, ivi raccolti, il voto?
 SERVILIO
 Non assoluto il reo,
 non condannato il vincitor, fremendo
 invan l'uno, invan l'altro
550si disciolse il Senato.
 RUTILIA
                                         E in mano ancora
 resta del dittator la nobil vita?
 
 SCENA III
 
 PAPIRIA e i suddetti
 
 PAPIRIA
 No; ma passa in tua mano.
 RUTILIA
 Come?
 PAPIRIA
                 Al popol romano
 Marco appellò. Servilio
555sul popolo ha poter, tu sovra lui.
 RUTILIA
 (Dei! Che farò?)
 PAPIRIA
                                 Rutilia non risponde? (A Servilio)
 SERVILIO
 Le sovvien de' miei torti e si confonde. (A Papiria)
 RUTILIA
 Tribuno è ver, me ne sovvengo; e n'hai
 la via di vendicarti.
560Non attender che teco
 io qui m'abbassi a la viltà dei prieghi.
 Giust'è che tu di Fabio
 mi dia la vita? O ingiusto?
 Se giusto, a che gittarne
565inutili preghiere?
 Se ingiusto, a che tentarti
 di un atto iniquo?
 PAPIRIA
                                    O troppo (A Servilio)
 
 superbo cor!
 SERVILIO
                          Ma con virtù superbo. (A Papiria)
 RUTILIA
 Adempi il tuo dover. Sol per tua gloria
570pensa che se condanni
 un Fabio, un vincitor, vedran le genti
 ne l'atroce sentenza
 la tua fiamma negletta;
 e con orror diranno
575che giustizia non fu ma fu vendetta.
 
    Non deggio amarti,
 non vo' ingannarti,
 che in me egualmente
 inganno e amore
580sarian viltà.
 
    A nobil core
 sconvengon l'arti.
 Ei può soffrire,
 mentir non sa.
 
 SCENA IV
 
 PAPIRIA, SERVILIO e poi MARCO FABIO
 
 PAPIRIA
585Deh! Servilio, di un'alma prevenuta
 non t'irritin gli sprezzi.
 SERVILIO
 Me la nega la figlia? (Vedendo Marco Fabio gli va incontro)
 Ragion mi farà il padre. A te già piacque
 nei suffragi del vulgo
590por la vita del figlio.
 MARCO FABIO
 Al popolo romano,
 maggior del dittatore,
 da Lucio e dal Senato io provocai.
 PAPIRIA
 Vano ah! Sia mio timor, non tua pietade.
 MARCO FABIO
595Che ti spaventa?
 PAPIRIA
                                  Un troppo
 vilipeso tribuno.
 MARCO FABIO
 Servilio?
 SERVILIO
                    A lui non parve
 audacia alzar suoi voti
 a una figlia dei Fabi.
 PAPIRIA
600Tal non parve a Rutilia.
 Riguardò con orror la fiamma accesa
 in un cor non patricio,
 unì sprezzi a ripulse, ingiurie a sprezzi.
 MARCO FABIO
 Non è in vergine figlia
605l'arbitrio de l'amor né del rifiuto.
 Fra quei che di Rutilia
 aspirano a le nozze,
 al migliore io la serbo.
 Fa il natal vari i gradi,
610la virtù gli fa eguali.
 Servilio, ora al tuo amore
 non fo divieti e non lusinghe. Quelli
 a te oltraggio sarian, queste ad entrambi.
 Libero d'ogni affetto
615pesa il merto e l'error. Qualunque siasi,
 purché giusto il decreto,
 l'approverò, che non mi offende un retto
 giudicio e più del figlio amo le leggi.
 SERVILIO
 Degni sensi di te, di chi tre volte
620fu consolo di Roma e dittatore.
 Parto con più di pace.
 PAPIRIA
 (Ma tu pace non hai, povero core).
 
    Non dispetto, non speranza
 sedurrà la mia costanza
625sul destino del tuo figlio.
 
    Ma del giusto e del dovere
 farò legge al mio potere,
 farò norma al mio consiglio.
 
 SCENA V
 
 MARCO FABIO, PAPIRIA e poi QUINTO FABIO
 
 PAPIRIA
 Quanto di te son io
630più misera! Te solo
 punge di padre il duolo,
 me quel di figlia e moglie.
 MARCO FABIO
                                                  Eh! Da l'esterno
 mal giudichi, o Papiria.
 Tu vedi il padre ma 'l roman non vedi.
635Buon pel reo che non tocca
 a me di giudicarlo; e che il suo fallo,
 fuor de la dittatura
 e fuor del consolato,
 padre mi trova e cittadin privato.
 QUINTO FABIO
640Debitor di due vite
 eccoti, o padre, un figlio; e se ne impetro
 da le tue braccia... (In atto di volerlo abbracciare ma è respinto dal padre)
 MARCO FABIO
                                     Indietro.
 
    Tu figlio mio? Nol sei.
 No, quegli amplessi rei
645lungi da me.
 
    A l'or t'abbraccerò
 che ti vedrò innocente;
 ma figlio delinquente
 il mio non è.
 
 SCENA VI
 
 QUINTO FABIO e PAPIRIA
 
 QUINTO FABIO
650(Mi scaccia il padre? O fulmine che abbatte
 quant'ho vigore in petto!)
 PAPIRIA
 (Sostenetevi, o sdegni.
 Voi soli esser potete il mio riposo).
 QUINTO FABIO
 Papiria, anima mia...
 PAPIRIA
                                          Scostati.
 QUINTO FABIO
                                                            O cieli!
655Contro di Fabio tu, mia sposa, ancora?
 PAPIRIA
 (Che pena è simular con chi si adora!)
 Sposa non più ma figlia;
 e non ascolto chi è nemico al padre. (In atto di partire)
 QUINTO FABIO
 I miseri ognun fugge.
660Deh! Ferma. (Prendendola per una mano)
 PAPIRIA
                            Di Papiria
 lascia la mano, ond'io m'asciughi il pianto
 e va' quella a fermar che ti minaccia.
 QUINTO FABIO
 Nulla più temo, o cara,
 de l'odio tuo.
 PAPIRIA
                           Nol teme
665chi Lucio offende.
 QUINTO FABIO
                                    Lucio
 è 'l carnefice mio.
 PAPIRIA
                                   Tu 'l provocasti.
 QUINTO FABIO
 L'aver vinto è 'l mio fallo.
 PAPIRIA
 Non fa la tua vittoria,
 misero, i mali tuoi, li fa il tuo orgoglio.
 QUINTO FABIO
670Tu vedesti nel campo
 e le verghe e le scuri...
 PAPIRIA
                                           E vidi ancora
 più del giudice offeso il reo feroce.
 QUINTO FABIO
 Tanto senso per lui? Per me sì poco?
 PAPIRIA
 Amar non può la figlia,
675se non perdona il padre.
 L'ira di lui tra questo core e 'l tuo
 si è posta e, quasi insuperabil muro,
 ne stacca e ne divide.
 Chiedi grazia e perdono;
680ei si plachi, ei ti abbracci e sposa io sono.
 QUINTO FABIO
 O più del genitor figlia crudele!
 Ei m'insidia la vita e tu la fama.
 PAPIRIA
 Ambe il littor minaccia, io vo' salvarle.
 QUINTO FABIO
 E un Fabio si vedrà chino e sommesso?
 PAPIRIA
685Lucio solo vedrallo.
 QUINTO FABIO
                                      E 'l saprà Roma.
 PAPIRIA
 Non è gloria ostinarsi in alterezza.
 QUINTO FABIO
 Posso implorar pietà senza ottenerla.
 PAPIRIA
 In tuo soccorso a l'or verrà il mio pianto.
 QUINTO FABIO
 Perché a Lucio abbassarmi,
690quando il popol roman dee giudicarmi?
 PAPIRIA
 Non ti assolse il Senato;
 e giudicio miglior speri dal vulgo?
 QUINTO FABIO
 E se questo mi assolve?
 PAPIRIA
 Condannato dal padre,
695vivrai con l'odio suo, vivrai col mio.
 QUINTO FABIO
 Crudel! Dunque degg'io
 e perderti morendo?
 E perderti vivendo? Ah! di due mali
 il peggiore si fugga.
700Morasi pure. A Lucio
 vado a implorar mia pena. Addio, Papiria.
 Ma almeno oltre al sepolcro
 l'odio tuo non mi segua.
 PAPIRIA
 Sì, vanne al dittator. Fa' ch'ei ravvisi
705in te non il feroce
 genero ma il pentito. Io ti precedo
 per disporlo al perdono.
 Non diffido del padre,
 né dispero del giudice. Poi lieti,
710cara vita, godrem dolce riposo;
 e alora in abbracciarti
 dirò: «Fabio, mio sposo».
 
    Tu sei mio caro ardor,
 tu sei mio dolce amor
715e senza te non ho,
 dirò, né cor né vita, idolo mio.
 
    Ma in ira al genitor,
 mia pena sei, mio orror;
 son miei gli affetti sui;
720e con l'odio di lui, ti abborro anch'io.
 
 SCENA VII
 
 QUINTO FABIO Primo segno della mutazione.
 
 QUINTO FABIO
 Son io Fabio? Io prostrarmi? Ahi! Che promisi?
 Se 'l fo, me troppo vile! E se 'l ricuso,
 troppo infelice! Oh! Meno fossi amante
 e più forte sarei.
725Ma tutti assorbe amore i fasti miei.
 
    Troppo è insoffribile fiero martir Sieno pronti 8 soldati che staranno di guardia al padiglione di Lucio Papirio. Si apparecchi anche un tavolino.
 e vivere e morir
 con l'odio di chi s'ama.
 
    Spirto anche ignudo e sciolto
730torna, raggira e vola
 intorno a quel bel volto
 che qui fu la sua speme e la sua brama. Secondo segno della mutazione.
 
 Padiglione di Lucio Papirio con tavolino. Sia un tavolino al lato destro del padiglione. Escano gli 8 soldati di guardia, 4 per parte del padiglione.
 
 SCENA VIII
 
 LUCIO PAPIRIO e PAPIRIA
 
 LUCIO PAPIRIO
 Non mi si parli. Morirà il superbo;
 e i domestici lari
735o più non mi vedranno o vendicato.
 PAPIRIA
 Non si risparmi il reo, solo si ascolti.
 LUCIO PAPIRIO
 Che? Per espormi a nuove ingiurie ed onte?
 PAPIRIA
 Il dittator punisca
 ma 'l suocero perdoni.
 LUCIO PAPIRIO
740Suocero e dittator, Lucio il condanna.
 Ei non distinse i gradi, io non le offese.
 PAPIRIA
 Giudice, ch'alza il braccio a sua vendetta,
 del poter fa un abuso
 e in figura di reo perde il nemico.
 LUCIO PAPIRIO
745Non errò dunque Fabio? Io sono ingiusto?
 PAPIRIA
 Errò Fabio nel campo
 trasgressor del divieto.
 LUCIO PAPIRIO
 E questa al dittator fu grave offesa.
 PAPIRIA
 Sì; ma sua causa al popolo è rimessa.
750Ei l'assolva o 'l condanni,
 tu non v'hai più ragion; né sopravive
 a pubblico giudicio ira privata.
 LUCIO PAPIRIO
 Insultarmi poc'anzi
 con qual fasto il vedesti?
755Ira, invidia, furore e che l'altero
 non rinfacciommi?
 PAPIRIA
                                      È vero.
 Ma non son questi i torti
 del dittator, sono, signore, i tuoi.
 LUCIO PAPIRIO
 E perché miei, dovrò soffrirli? E 'l grado
760fia, qual segno a lo stral, scopo a l'insulto?
 PAPIRIA
 No, ma quando prostrato
 Quinto dica il suo torto e grazia implori,
 che ricerchi di più? Tu gli concedi
 un perdon che nol salva.
765Qual giudice v'è mai che ai più malvagi
 giù del trono il ricusi?
 Giustizia odia i delitti, i rei compiange.
 LUCIO PAPIRIO
 Indegno è di pietade il reo superbo.
 PAPIRIA
 Superbo non è più chi vuol perdono.
 LUCIO PAPIRIO
770Facil pietà rende più arditi i falli.
 PAPIRIA
 Un Fabio a' piedi tuoi frena i più audaci.
 LUCIO PAPIRIO
 Orsù, venga al mio piè ma Roma il vegga.
 PAPIRIA
 Non ti basta in sua pena il suo rossore?
 LUCIO PAPIRIO
 Dessi a palese error palese emenda.
 PAPIRIA
775La grazia generosa ha più di lode.
 LUCIO PAPIRIO
 E la pubblica pena ha più di esempio.
 PAPIRIA
 Quinto è genero tuo, Quinto è mio sposo.
 LUCIO PAPIRIO
 Più del decoro altrui calmi del mio.
 PAPIRIA
 Nulla darai di una tua figlia a' prieghi?
780Finor pugnai con Fabio
 per la tua gloria e vinsi.
 Or per la sua ti prego.
 Partir mi lascerai sì sconsolata?
 LUCIO PAPIRIO
 Femmina ottiene a forza
785d'esser troppo importuna.
 Va'. Fabio venga. Io solo
 qui l'attendo a mie piante;
 e s'io ritrovo in lui genero umile,
 egli in me abbraccerà suocero amante. (Ritirasi a parlare con una delle sue guardie)
 PAPIRIA
790Vinse due rigid'alme amor costante.
 
    Fra due sirti la navicella,
 ora in questa ed ora in quella,
 rischio corre di naufragar.
 
    Ma in guidarla nocchiero accorto
795ambe sfugge, abbraccia il porto.
 Mugge intanto e va in que' sassi
 a spezzarsi il sordo mar.
 
 SCENA IX
 
 LUCIO PAPIRIO e COMINIO
 
 COMINIO
 Signor, che contra Fabio
 armi il poter, le leggi..
 LUCIO PAPIRIO
                                           (A tempo ei giunge).
 COMINIO
800S'anche tutti al tuo piè stesser prostrati
 e tribuni e soldati,
 so che vano saria per lui pregarti
 di perdono e di vita.
 LUCIO PAPIRIO
 Clemenza intempestiva è codardia.
 COMINIO
805Regna nel roman petto
 un tal di gloria affetto
 che si svenan per lui pietà e natura;
 e fin la tirannia passa in virtude.
 LUCIO PAPIRIO
 Cieca è giustizia, non distingue oggetti;
810e punisce il delitto, ovunque il trova.
 COMINIO
 Ma tu lo trovi in tutti e un sol punisci.
 LUCIO PAPIRIO
 De l'opre, o buone o ree, la lode o 'l biasmo
 cade sul duce; ei pecca in tutti; e tutti
 si puniscono in lui.
 COMINIO
815Fabio da' tuoi costretto uscì a battaglia.
 LUCIO PAPIRIO
 Nei governi civili e militari
 tutto procede col suo grado. Il basso
 serve al maggiore ed il maggiore al sommo.
 Fabio aveva i miei cenni; il campo i suoi.
820Ei vi resse a la pugna e incorse in fallo.
 Voi pugnaste, lui duce e pregio aveste.
 Al vietato conflitto
 voi con merito andaste, ei con delitto.
 COMINIO
 Non v'ha dunque ragion che salvi a Roma
825un eroe per cui vinse?
 LUCIO PAPIRIO
 Al popolo appellossi; e sempre incerti
 son del vulgo i giudici.
 COMINIO
 Saran giusti, se liberi. Gli sdegni
 di un dittator fan troppa violenza
830ai voti de la plebe,
 che spesso si condanna l'innocente
 per timor del potente.
 LUCIO PAPIRIO
 Non tua ragion, mi move
 natural senso de l'altrui sciagura.
835Fa' che duci e soldati,
 fuor di mia tenda, or ora
 schierinsi in ordinanza. Vedran tutti
 che chiaro era il misfatto e giuste l'ire;
 e chi può perdonar potea punire.
 
840   Col vincer te stesso
 vittoria riporti
 d'ogni altra maggior.
 
    Né darti né torti
 può sorte quel vanto
845che sol ti è concesso
 da l'alto tuo cuor.
 
 
 SCENA X
 
 LUCIO PAPIRIO e poi QUINTO FABIO
 
 LUCIO PAPIRIO
 (Resistere è del forte,
 dissimular del saggio;
 e l'uno e l'altro di chi regge e impera).
 QUINTO FABIO
850(A che m'astringi, amore!)
 LUCIO PAPIRIO
 (Vien Quinto. A lui si asconda
 e la placida fronte e la severa). (Si rivolta senza guardarlo, appoggiato ad un tavolino)
 QUINTO FABIO
 Signor, vuol mia sciagura
 che in sembianza di reo ti venga innanzi,
855chi abbracciasti altre volte
 per genero e per figlio.
 LUCIO PAPIRIO
 Non dir sciagura tua ciò ch'è tua colpa.
 QUINTO FABIO
 Nol niego, errai; ma errando
 cercai con più di merto
860d'esser genero tuo. La mia vittoria...
 LUCIO PAPIRIO
 A che meco difese?
 Io già ti condannai.
 Al popolo appellasti. A lui ti scolpa.
 QUINTO FABIO
 Fuori di te, qualunque
865giudice omai ricuso. Io qui depongo
 e l'elmo laureato
 e questa spada vincitrice; e 'l capo
 sottometto a tua legge. (Depone sul tavolino l’elmo e la spada)
 Sol rendimi il tuo amor. Rendimi quello
870de la sposa diletta. Ecco al tuo piede... (Ponendosi in atto d’inginocchiarsi, Lucio Papirio a lui si rivolta e lo ferma)
 LUCIO PAPIRIO
 Fermati; ed al mio piede
 non ti getti il tuo amor ma 'l tuo rimorso.
 Alza, Fabio, quegli occhi a questo volto.
 Mira, se 'l riconosci.
875Qui non v'è 'l dittator. Lucio vi è solo.
 Ah! Per te che non fei? D'unica figlia
 a le nozze io t'elessi.
 Alzato a dittatura, io te maestro
 creai de' cavalieri.
880A te fidai del campo il sommo impero;
 e deposi in tua man sin la mia gloria.
 QUINTO FABIO
 Tormentosa memoria!
 LUCIO PAPIRIO
 Ma tu che mi rendesti?
 De' miei divieti ad onta
885tu combatti i Sanniti.
 Scrivi al Senato e al dittator non scrivi.
 Senz'aspettarne il cenno,
 l'esercito abbandoni e vuoi trionfo.
 Conscio de' sdegni miei,
890mandi sciolti i prigioni, ardi i trofei.
 Che più? D'invidia, di furor mi accusi.
 Svegli schiere a tumulto;
 e perché vada inulto il primo eccesso
 nuovi eccessi commetti. Primo segno della mutazione. Dietro il padiglione si pongano in ordine i 24 littori, i capi e i 24 del popolo e i 48 soldati insieme coi loro capi.
895Giudice or di te stesso,
 di' se deggia a mie piante
 il genero abbassarsi o pur l'amante.
 QUINTO FABIO
 Signor, più non resisto.
 Ciò che a te qui mi trasse
900era amor, era senso, era fiacchezza.
 Tua virtude or m'insegna il mio dovere
 e rossore m'inspira e pentimento.
 Alza, o signore, il punitor tuo braccio.
 Mia pena imploro e tue ginocchia abbraccio. (Quinto Fabio inginocchiasi a’ piedi del dittatore)
 LUCIO PAPIRIO
905Così piacemi Fabio.
 Olà. (Al cenno di Lucio Papirio si alzano le due grand’ali del padiglione e vedesi il Campo Marzio tutto ingombrato di popolo e di soldati) Al cenno di Lucio Papirio si alzino ad un tratto le due grand’ali del padiglione e si vadano? ai lati e nel mezzo resta ingombrata la scena dai littori, popolo e soldati, stando tutti fermi al loro posto.
 
 SCENA XI
 
 LUCIO PAPIRIO, QUINTO FABIO, MARCO FABIO, popolo, soldati e littori
 
 LUCIO PAPIRIO
             Quel che scorgete,
 Romani, è Quinto Fabio.
 MARCO FABIO
 Che miro? Il figlio?
 QUINTO FABIO
                                       Aimè! Tradito io sono.
 LUCIO PAPIRIO
 Vedetel supplichevole e qual reo
910che conosce il suo torto e vuol perdono.
 MARCO FABIO
 Ah vil! Del nome indegno
 di Fabio e di mio figlio;
 tu vincitore? E tu prostrato? Il ceffo
 di morte ancor lontano
915più ti spaventa che ignominia ed onta?
 Pregar tu il tuo nemico?
 E pregarlo di vita?
 O vergogna inudita in cor romano!
 QUINTO FABIO
 Io, padre?
 MARCO FABIO
                      Taci. E tu, crudel...
 LUCIO PAPIRIO
                                                          Col figlio
920mi rispetti anche il padre. Già vedesti
 se dimessi al mio piè tremino i Fabi.
 Mia dignitade offesa
 qui vendicai. De le neglette leggi
 avrò altrove il riparo e la vendetta.
925Tu, se ancor ti rimane audacia in petto
 a difesa di un reo,
 vieni al popolo e al Foro. Io là ti aspetto.
 
    Rigido, inesorabile
 non sosterrò negletta
930l'eccelsa dignità.
 
    «Temuta, formidabile,
 Lucio, la diedi a te;
 e ignobile ed abbietta
 tu la rendesti a me»
935no, Roma nol dirà. Partono i littori con Lucio Papirio.
 
 SCENA XII
 
 MARCO FABIO e QUINTO FABIO
 
 MARCO FABIO
 Nobil fregio al tuo nome,
 bell'oggetto a' grand'avi, in faccia a Roma
 un Fabio supplicante?
 QUINTO FABIO
 Deh padre...
 MARCO FABIO
                          Non è vero.
940Tu già vivi una vita
 precaria e non più mia. Per te era meglio
 cader sotto la scure o sotto quella
 mal deposta tua spada. (Prendendo la sua spada dal tavolino)
 QUINTO FABIO
                                              E questa spada
 faccia le mie difese.
945Senz'altro testimon che del mio amore
 a piè del dittatore
 io pregava di morte e non di vita.
 Un suo cenno mi espone
 di Roma agli occhi e a' tuoi.
950Mi sorprende il suo inganno.
 L'ira tua mi confonde.
 Ma a favor di un tuo figlio
 così a te quest'acciar parla e risponde. (In atto di ferirsi)
 MARCO FABIO
 A sì nobile sforzo, (Trattenendolo)
955figlio, ti riconosco.
 Parla il mio sangue.
 QUINTO FABIO
                                       E meglio
 ei parlerà, quando dal sen mi sgorghi.
 MARCO FABIO
 Che tenti?
 QUINTO FABIO
                       Prevenir littori e fasci.
 MARCO FABIO
 Affrettarsi la morte egli è un temerla.
 QUINTO FABIO
960Attendere il supplicio è un meritarlo.
 MARCO FABIO
 Ciò che infama i supplici è sol la colpa.
 Ma spero a' giorni tuoi più amica sorte.
 QUINTO FABIO
 Ciel, se mi desti un core
 da morir con valore,
965degna ancora di lui dammi una morte.
 
    Tra le ferite e 'l sangue
 fossi rimasto esangue
 ma intrepido guerrier.
 
    Felice chi pungnando,
970sotto nemico brando,
 da forte può cader. Partono tutti gli altri con Quinto Fabio.
 
 SCENA XIII
 
 MARCO FABIO
 
 MARCO FABIO
 S'oggi avesse a perir sì nobil vita,
 vita ch'esser di Roma
 può 'l sostegno e l'onore,
975in sen di padre avrei sì fermo il core? Sia pronto il ballo de’ giovani nobili romani.
 
    Presaga l'anima Sieno in pronto i 24 del popolo senza i loro capi, come pure i sedili e la sella curule, questa per Lucio Papirio e gli altri per il tribuno e per li capi del popolo e due anche per Marco Fabio e per Quinto Fabio.
 di male e bene,
 prevede e giudica
 del suo destin.
 
980   Suoi lumi provvidi
 di gioie e pene
 non vi s'imprimono
 da falsa spene
 ma dal suo essere
985puro e divin.
 
 Fine dell’atto secondo Primo segno della mutazione.
 
 Ballo di nobili giovani romani in esercicio militare Segue il ballo de’ nobili giovani romani. Secondo segno della mutazione.