Lucio Papirio dittatore, Vienna, van Ghelen, 1719, con annotazioni autografe

 ATTO PRIMO
 
 All’alzar della tenda escono avanti ciascuno: i 24 littori ad uno ad uno ponendosi in due file. Dipoi esce Papirio con gli altri personaggi. Poscia escono i 24 littori, e i 24 del popolo insieme coi loro capi.
 Campidoglio di Roma, con la facciata del tempio di Giove Capitolino.
 
 SCENA PRIMA
 
 LUCIO PAPIRIO, MARCO FABIO, PAPIRIA, RUTILIA, littori e popolo romano uscendo dal tempio
 
 TUTTI
 
    Con fausti auspici,
 con dii propici,
 il nostre Marte
 combatterà.
 
5   Giove è placato;
 e debellato
 il Sannio a Roma
 s'inchinerà.
 
 LUCIO PAPIRIO
 Torno al campo, o Romani,
10e con gli dii placati io colà porto
 la vittoria e 'l trionfo.
 MARCO FABIO
 Per sì grand'opra, dittatore eccelso,
 saran guida a' tuoi passi
 e pietade e valor. Dei sacri auguri
15al raccolto Senato
 io recherò gli eventi.
 Tu a l'esercito riedi.
 Prive del maggior duce armate schiere
 o non han freno o non han core; e puote
20nascer da indugio irreparabil danno.
 LUCIO PAPIRIO
 In sue trincee ben chiuso il nostro campo
 non teme impeti ostili; e provocarli
 Quinto non oserà che le mie veci
 colà sostien.
 MARCO FABIO
                         Manca ardir forse al figlio?
 LUCIO PAPIRIO
25No; ma troppo e' rispetta un mio comando
 che a lui vieta pugnar finch'io ritorni.
 MARCO FABIO
 Lucio, la tua dimora,
 che in ozio il tiene neghittoso e lento,
 sarà intanto sua legge e suo tormento.
 
30   Tal generoso destriero indomito,
 vago di pugna, mal frena il corso,
 s'agita, freme né trova pace.
 
    Percuote il suolo, spuma sul morso
 e par ch'ei stesso co' suoi nitriti
35la tromba inviti che ancora tace. Partono con Marco Fabio i 24 del popolo e i loro capi.
 
 SCENA II
 
 LUCIO PAPIRIO, PAPIRIA e RUTILIA
 
 PAPIRIA
 Padre.
 RUTILIA
                Signor.
 PAPIRIA
                                Col core
 e di figlia e di moglie,
 sospiro a le nostr'armi
 fortunato destino.
 RUTILIA
                                    E voti io formo,
40cittadina per Roma
 e per Quinto germana, ardenti e puri.
 LUCIO PAPIRIO
 E più illustre e più degno, a te ben tosto (A Papiria)
 tornerà il dolce sposo;
 e a te, se ben mel taci, (A Rutilia)
45tornerà il caro amante.
 RUTILIA
 Cominio di quest'alma idolo e nume. (Piano a Papiria)
 LUCIO PAPIRIO
 Qui 'l tribuno Servilio.
 PAPIRIA
 Arde anch'egli, o Rutilia, al tuo bel lume. (Piano a Rutilia)
 
 SCENA III
 
 SERVILIO e li suddetti
 
 SERVILIO
 Dal campo che ad Imbrinio,
50signor, lasciasti, or ora
 giunto è Cominio.
 LUCIO PAPIRIO
                                    Il militar tribuno? Sia pronto il coro dietro la scena.
 RUTILIA
 Papiria. (Piano a Papiria)
 PAPIRIA
                   Amica. (Piano a Rutilia)
 SERVILIO
                                   Egli di Quinto un foglio
 reca al Senato.
 LUCIO PAPIRIO
                              Quinto
 scrive al Senato? E al dittator non scrive?
 PAPIRIA
55A te, qui del Senato
 regola e mente, alora scrisse...
 LUCIO PAPIRIO
                                                         Eh! Figlia,
 errò; ma incauto errò. Donisi agli anni
 trascorso giovenil. Che reca il messo? (A Servilio)
 SERVILIO
 Se liete o infauste... Intorno
60qual suona eco giuliva?
 
    Viva Fabio, viva, viva. (Di dentro) Il coro dietro la scena.
 
 LUCIO PAPIRIO
 Viva Fabio? A la Curia il passo affretto.
 Numi, non permettete
 che sul genero ardito
65sia Lucio oggi costretto
 gli esempi a rinnovar di Giunio e Tito.
 
    Chi non so
 se colpevole ancor sia,
 non assolvo e non condanno.
 
70   Ma sospendo l'ira mia
 contra un fallo ancor non certo,
 che sperando e gloria e merto
 troverebbe infamia e danno. Partono i littori con Lucio Papirio.
 
 SCENA IV
 
 PAPIRIA, RUTILIA e SERVILIO
 
 PAPIRIA
 Deh! Lo segua Servilio e a noi ritorni.
 RUTILIA
75Tribuno, a noi non lice
 nel denso de la turba aprirsi il calle.
 SERVILIO
 Il poterti ubbidir mi è gloria e sorte.
 
 SCENA V
 
 PAPIRIA e RUTILIA
 
 PAPIRIA
 Rutilia, ah!
 RUTILIA
                        Che ti affligge?
 PAPIRIA
 Parte il padre turbato;
80né so perché. L'alma è in tumulto e in pena;
 e la cagion mi è ignota.
 Orridi spettri, sanguinosi, infausti
 sognai; ma desta ancora
 parmi averli presenti. O dei! Che fia?
 RUTILIA
85Quando l'idol che s'ama
 è lontano da noi,
 tutto ne fa timor, tutto ne spiace.
 Se il tuo Fabio qui fosse...
 PAPIRIA
 Se il mio Fabio qui fosse, avrei più pace. Sieno pronti i 24 del popolo per uscire con Cominio.
 RUTILIA
 
90   A la candida agnelletta,
 che si mira a pascer sola, Sia pronto il coro dietro la scena.
 non diletta
 fresco prato o molle erbetta.
 
    Ma se vede che a lei riede
95la sua fida amata guida,
 si consola e a lei d'intorno
 e scherzando e saltellando
 or la fugge ed or l'aspetta.
 
 PAPIRIA
 Mira; e sii più giuliva.
 
 SCENA VI
 
 COMINIO seguito dal popolo e le suddette Escono con Cominio i 24 del popolo. Canti il coro dietro la scena.
 
 COMINIO e ’l POPOLO
 
100   Viva Fabio, viva, viva.
 
 RUTILIA
 Del giubilo comun l'ultime a parte
 noi saremo, o Cominio?
 COMINIO
 Vinti sono i Sanniti e Fabio ha vinto;
 e pria che manchi il giorno
105abbraccerai, cinto di lauro il crine,
 tu 'l fratel, tu lo sposo.
 PAPIRIA
 Oggi in Roma, in trionfo
 rivedrò Fabio? E sarà vero? O gioie!
 RUTILIA
 Or va', credi a' tuoi spettri.
110Eran quei che sognasti
 l'ombre infelici de' nemici estinti.
 PAPIRIA
 Qual fu la pugna? La vittoria? Il core
 più gode a l'or che più conosce il bene.
 COMINIO
 Disposte le nostr'armi
115erano al gran conflitto. Infausti o dubbi
 diè 'l pullario gli auguri.
 Temé Lucio gli dii.
 RUTILIA
                                     Venne e placolli.
 COMINIO
 Quinto a regger le schiere
 rimase. Avea divieto,
120né ardia pugnar. Fiero il nemico intanto
 ci provoca, c'insulta.
 Ordin non ha, non legge.
 Lontano il dittator, crede il superbo
 che più nel nostro campo
125non sien romani o sien rimasti i vili.
 PAPIRIA
 Nemico che non teme,
 il più facile è sempre ad esser vinto.
 COMINIO
 Fabio lo vede e'l soffre.
 Ov'è 'l tuo cor? Sei tu Romano? Il sangue
130hai tu de' Fabi? Io sì 'l rampogno e sgrido.
 Del dittator la legge
 non ti vieta il pugnar, quando la pugna
 sia un sicuro trionfo.
 RUTILIA
 Generoso consiglio!
 COMINIO
135Scosso a' miei detti, ordina, accende e muove
 le schiere; esce del campo, assale ed urta
 improvviso i Sanniti.
 Sorpresi, sbigottiti
 piegano al primo incontro.
140Necessità poi li fa forti. Io, duce
 de' cavalli, gli spingo
 nel folto e aprir nol posso.
 Prendo nuovo consiglio.
 Fo che a' destrieri il morso
145sia tratto. A sciolto corso
 entrano ne la mischia; e nulla al loro
 impeto più resiste.
 Ventimila nemici
 mordon l'arena. Gli altri
150van prigioni o dispersi. Un solo giorno
 de la guerra ha deciso; e a la vittoria
 nulla manca di grande:
 campo, spoglie, trofei, conquiste e gloria.
 PAPIRIA
 O caro sposo! Ei riede
155qual dovea, qual l'attesi.
 RUTILIA
 Né a te, prode guerrier, manca il suo pregio.
 PAPIRIA
 Ma 'l padre che dirà? Che 'l dittatore?
 COMINIO
 A lui può non piacer l'utile colpa,
 se pur v'è colpa in opra
160che approvaro gli dei con lieto evento?
 PAPIRIA
 Nol so. So che 'l cor mio non è contento.
 
    Sento applausi, miro allori,
 Roma eccheggia, il Tebro esulta;
 e 'l mio tenero cor languendo sta.
 
165   Dico a lui: «Bando ai dolori»,
 ei sospira e non lo fa.
 Chiedo a lui perché si accori,
 egli tace e non lo sa. Partono con Papiria i 24 del popolo.
 
 SCENA VII
 
 COMINIO e RUTILIA
 
 COMINIO
 Ne la casa de' Fabi
170per altra via non s'entra
 che d'illustre virtù, di nobil merto.
 RUTILIA
 Ben mi sovvien, così Rutilia disse
 a Cominio guerriero.
 COMINIO
                                         E le tue leggi
 nel suo core scolpì Cominio amante.
 RUTILIA
175Se Fabio trionfò, non poca parte
 n'ebbe il consiglio tuo, n'ebbe il tuo braccio.
 COMINIO
 Qualunque siasi, a te si ascriva il pregio
 de l'opre mie. Tu impulso,
 tu mi desti valor. Sei la mia gloria
180non men che l'amor mio.
 RUTILIA
                                                Va', segui, o duce,
 il ben segnato calle.
 Vuole il padre ch'io sia
 conquista del più degno,
 non del più amante. A me ubbidir conviene.
185Sta in tua virtù del nostro amor la sorte;
 e s'è ver che ben ami,
 sii più ch'altri romano, opra da forte.
 COMINIO
 
    Se quanto so di amarti,
 farò per meritarti,
190di più sublimi allori
 non mai guerriero eroe cinse la chioma.
 
    Forse più illustre andrà
 a le venture età,
 per vanto del tuo bel,
195per opra del mio amor, Rutilia e Roma.
 
 SCENA VIII
 
 RUTILIA e SERVILIO
 
 SERVILIO
 Infelici trionfi!
 Misero Fabio?
 RUTILIA
                              Onde il tuo duol?
 SERVILIO
                                                                Da l'ira
 del dittator. Vede il divieto infranto;
 e 'l trasgressor minaccia.
 RUTILIA
200Lo salverà la sua vittoria.
 SERVILIO
                                                Spinto
 dal suo furor, già sen va Lucio al campo
 e al vincitor di amplessi invece o premi,
 reca verghe e mannaia.
 RUTILIA
 No, le teste de' Fabi
205riserbate non sono a scure infame.
 SERVILIO
 Io ne tremo per lui, l'amor che ho in petto
 d'ogni fortuna tua mi chiama a parte.
 RUTILIA
 Tribuno de la plebe,
 né cotesta pietà chieggio al tuo core,
210né cotesto tuo amore.
 SERVILIO
 Così non parlerebbe
 il tuo fasto, o Rutilia,
 a militar tribun.
 RUTILIA
                                 Che?
 SERVILIO
                                             Non han tutti
 l'onor d'esser Comini e d'esser Fabi.
 RUTILIA
215Ai Fabi ed ai Comini empie le vene
 sangue patricio e sofferir non deggio
 che di amor mi favelli
 un popolar tribuno, un uom plebeo.
 SERVILIO
 Uom plebeo ma che vanta
220tra le fumose immagini degli avi
 e consoli e pretori;
 plebeo ma la cui gente
 coi Valeri è congiunta e coi Metelli.
 E quello ch'io sostengo
225popolar tribunato
 è tal che lo rispetta,
 più di Rutilia assai, Roma e 'l Senato.
 RUTILIA
 E ben; poiché cotanto
 del tribunato tuo ti gionfi e onori,
230cerca ma fuor dei Fabi
 più degno oggetto a' tuoi superbi amori.
 
    A rader nato il suolo,
 spiega tropp'arduo volo
 il tuo superbo cor.
 
235   Ma in faccia al maggior lume
 vi struggerà le piume;
 e a lui cadendo d'alto,
 se sia più gloria il salto,
 sarà più pena ancor.
 
 SCENA IX
 
 SERVILIO Primo segno della mutazione. Sia pronto il carro insieme coi 48 soldati e i loro capi, tromba, timpani e schiavi sanniti e le tavole da gittarsi in forma di ponte sul Tevere.
 
 SERVILIO
240Son di femmina ingiurie
 sassi a l'aria scagliati;
 fan sibilo, non colpo.
 Ma che? Vedrà l'altera
 che, se ho cor per amarla,
245non mi manca virtù per meritarla.
 
    Un gran fasto
 non dà fregio a nobiltà;
 ma si adula con viltà
 da interesse o da timor.
 
250   Più si apprezza
 ne l'ignobile il valor
 che nel grande un'alterezza
 senza merto e senza onor. Secondo segno della mutazione.
 
 Campagna di Roma. Da una parte scorre il Tevere. Dall’altra veduta della città con sua porta e ponte levatoio alzato. Sieno in pronto i capi del popolo e i 24 del popolo coi rami e ghirlande di alloro.
 
 SCENA X
 
 QUINTO FABIO, seguito dall’esercito, sopra gran carro trionfale, tirato da schiavi sanniti, il qual carro si viene avanzando sopra il fiume su cui gettasi un ponte da’ soldati, al suono di sinfonia militare Esce Quinto Fabio sul carro e capi dell’esercito, seguito dai [illeggibile] soldati tirato dagli schiavi sanniti; esso carro è preceduto dai trombeti e dai timpanisti e da 24 soldati. Gli altri 24 vengono dietro il medesimo carro. Alcuni di essi gittano il ponte sul Tevere e sopra esso si avanzerà il carro. Al replicare della prima parte dell’aria si cali il ponte levatoio, da cui calavano Papiria e tutti quelli i 24 del popolo coi loro capi.
 
 QUINTO FABIO
 
    Qual piacer, o Tebro invitto,
255che verdeggi a le tue sponde
 l'ombra ancor de le mie palme!
 
    E che a te del già sconfitto
 Sannio audace errino intorno
 le dolenti e squallid'alme! (Scende dal carro)
 
260Quella è Roma, o guerrieri,
 meta de' nostri voti. Ivi per noi
 s'agita nel Senato
 la ragion del trionfo. Il porvi piede,
 pria di udirne il voler, parrebbe orgoglio
265e vincitor modesto ottien più lode. (S’apre la porta della città e calandosene il ponte levatoio, n’esce Papiria seguita dal popolo di Roma che tiene in mano rami e ghirlande di alloro) Escono dalla porta della città i 24 del popolo e i loro capi portando insieme coi i rami e le ghirlande di alloro.
 
 SCENA XI
 
 PAPIRIA e QUINTO FABIO
 
 PAPIRIA
 Quinto.
 QUINTO FABIO
                  Sposa.
 A DUE
                                 Mio bene.
 PAPIRIA
 Roma tutta esce incontro
 al suo duce, al mio sposo. Io potea sola
 contener la mia gioia?
 QUINTO FABIO
270Non vaghezza di applauso e di trionfo
 affrettò il mio ritorno
 ma disio di abbracciarti, anima mia.
 PAPIRIA
 Quanto per te soffersi.
 QUINTO FABIO
 O per entrambi ben sofferte pene!
 PAPIRIA
275Quinto.
 QUINTO FABIO
                  Sposa.
 A DUE
                                 Mio bene.
 
    Non sento tutto il giubilo,
 mia vita, in abbracciarti;
 e pur t'abbraccio.
 
    Tu che lo stringi, amor,
280dimmi se mai legò
 l'uno con l'altro cor
 più dolce laccio.
 
 SCENA XII
 
 COMINIO e li suddetti Cominio esce della città e giù del ponte.
 
 COMINIO
 Con pronta fuga, amico,
 salvati.
 QUINTO FABIO
                 Da qual rischio?
 PAPIRIA
                                                 Aimè! Che fia?
 COMINIO
285Da quel che ti minaccia il dittatore.
 PAPIRIA
 Il padre?
 QUINTO FABIO
                    E qual mia colpa
 l'irrita?
 COMINIO
                  Il tuo trionfo.
 PAPIRIA
 Ah! Che mel disse il cor.
 COMINIO
                                               Fuggi. A momenti
 qui lo vedrai.
 QUINTO FABIO
                            Chi è reo paventi e fugga.
 COMINIO
290Contra invidia e poter che può innocenza?
 PAPIRIA
 O dio! Già sento il fier comando e veggo
 fasci, scuri, littori... Ah! Fuggi, o sposo.
 Fuggi, se m'ami...
 QUINTO FABIO
                                    Ogni altro
 rimedio che la fuga a cor romano...
 PAPIRIA
295Qui sicura hai la morte.
 COMINIO
                                              E morte infame.
 QUINTO FABIO
 Morte infame ad un Fabio?
 Egli la illustrerà fin dei littori
 sotto la scure; e un capo
 coronato di allori
300mai non cade vilmente.
 PAPIRIA
 Sposo, e m'ami così?
 QUINTO FABIO
                                         T'amo, o Papiria,
 anche più di me stesso.
 Ma, se ti duol mia morte,
 prega un padre crudel che non sia ingiusto,
305non un sposo fedel che non sia forte.
 COMINIO
 No, non morrai. Teco pugnammo e teco
 siam colpevoli tutti.
 Qui fermo al dittator mostra il suo torto
 e, se in lui più del giusto Sieno in pronto i 24 littori, uno de’ quali porti la sella curule.
310puote sdegno e livor, que' scudi ed aste
 saran la tua difesa.
 QUINTO FABIO
 O Cominio fedel. Tosto, o guerrieri,
 dei trofei riportati
 parte a voi se ne dia, parte a le fiamme.
315Sciolti vadan gli schiavi; e non ci usurpi
 invidia altrui de le nostr'opre il frutto.
 COMINIO
 Facciasi.
 PAPIRIA
                   Oh! Qual preveggo angoscia e lutto! Si sciolgono dal carro gli schiavi.
 COMINIO
 
    Leggi a noi tutti in volto
 quella che giuro a te
320fedele aita.
 
    Sapremo in tua difesa,
 pria che mancar di fé,
 mancar di vita. (Si ritira fra i soldati in lontano) Comincia a ritirarsi il carro, il quale si fermerà nel lontano della scena insieme coi soldati.
 
 SCENA XIII
 
 LUCIO PAPIRIO coi littori, uscendo dalla città, QUINTO FABIO, PAPIRIA e poi COMINIO Escono i 24 littori con Lucio Papirio dalla città e giù del ponte. Uno di essi porta nel mezzo al cenno di lui la sella curule e s’apparecchia nel mezzo.
 
 LUCIO PAPIRIO
 Qui la sella curule. (Uno de’ littori porta la sella curule e l’apparecchia nel mezzo)
 PAPIRIA
325Padre e signor...
 LUCIO PAPIRIO
                                 Nel campo
 Papiria ancor?
 PAPIRIA
                              Se amore,
 se lagrime di figlia in cor di padre...
 LUCIO PAPIRIO
 Ove il giudice siede,
 il padre non ascolta; e a piè di giusto
330tribunal non si accosta amor né pianto.
 Parti; e Quinto a me venga. (Siede)
 PAPIRIA
 Deh!...
 LUCIO PAPIRIO
                Resistenza irrita.
 PAPIRIA
 O dei! Fabio, mia vita. (Si ritira col fazzoletto agli occhi, incontrandosi con Fabio)
 LUCIO PAPIRIO
 Fabio, a quanto sol chiedo
335rispondi e nulla più.
 QUINTO FABIO
                                        Null'altro il labbro
 produrrà in sua difesa.
 LUCIO PAPIRIO
 Del dittator sommo è l'impero?
 QUINTO FABIO
                                                            È sommo.
 LUCIO PAPIRIO
 Consoli e quanti ha Roma
 militari ed urbani magistrati
340ubbidiscono a lui?
 QUINTO FABIO
                                     Senato e plebe
 questa a lui diero alta possanza.
 LUCIO PAPIRIO
                                                            Al solo
 mastro de' cavalieri
 lecito sia disubbidirlo impune?
 QUINTO FABIO
 No, ma quando.
 LUCIO PAPIRIO
                                Non farti
345reo di nuovo delitto.
 Dimando. A che d'Imbrinio
 partii dal campo?
 QUINTO FABIO
                                   A consultar gli auspici.
 LUCIO PAPIRIO
 Questi incerti o infelici,
 tentar l'armi io dovea?
 QUINTO FABIO
350Frale è poter senza il favor de' numi.
 LUCIO PAPIRIO
 In partir che t'imposi?
 QUINTO FABIO
 Di non pugnar.
 LUCIO PAPIRIO
                               Che festi?
 QUINTO FABIO
 Provocato pugnai.
 LUCIO PAPIRIO
                                    Più dei Sanniti,
 gli auspici, i sacri riti,
355il grado mio, l'antica
 militar disciplina
 son per tua colpa, o Fabio,
 in eccidio, in ruina.
 QUINTO FABIO
 La vittoria mi assolve...
 LUCIO PAPIRIO
360Non è giusta discolpa
 un dono de la sorte;
 né lascia d'esser colpa
 una colpa felice.
 Disubbidisti, iniquo, e n'avrai morte.
 QUINTO FABIO
365Quella, a cui mi condanni,
 morte ingiusta, o signor, son troppo avvezzo
 fra cent'aste a sfidar per non temerla.
 Venga ella pur. Mi è pregio
 meritarla così. Te furor move,
370te cieca invidia, non ragion, non legge.
 Ciò che il tuo non poté, fece il mio braccio.
 Sono reo perché vinsi,
 non perché combattei. Che più faresti
 me perdente e sconfitto?
375Roma salvai. Tu nol volevi. Io 'l feci.
 Errato avrei, se non avessi errato.
 Dittator, l'ubbidirti,
 fino a perder vilmente
 la sicura vittoria,
380era un tradir la patria e la mia gloria.
 LUCIO PAPIRIO
 Per veder fino a dove
 si stendesse il tuo orgoglio,
 tacqui e soffrii. Ma del supplicio a vista
 non so se tanto avrai, giovane audace,
385di ferocia e di ardire.
 Accostati, o littor.
 QUINTO FABIO
                                   Più che la fama,
 facile a te sarà tormi la vita.
 LUCIO PAPIRIO
 L'una e l'altra, o malvagio,
 che virtù non fu mai morir per colpa.
 PAPIRIA
390Ma Fabio non morrà, quando con lui
 tu a morir non condanni anche la figlia.
 COMINIO
 E con lui tu non perda il campo tutto.
 La sua causa è comun.
 LUCIO PAPIRIO
                                           Sedurmi ancora
 si vuole e intimidirmi? Olà, che mora.
 QUINTO FABIO
395Sì, ma non tra i littori.
 Quelle son le romane invitte schiere.
 Cadrò là da guerrier, cadrò da forte;
 e là per tuo comando
 mi venga, o Lucio, ad assalir la morte.
 
400   Se vuoi ch'io cada esanime,
 per Roma e fra i nemici,
 me le tue furie ultrici
 condannino a morir.
 
    Là intrepido ed invitto
405trovar saprò una morte
 che pena al mio delitto
 e gloria dia al mio ardir. (Si ritira fra’ soldati) Partono con Quinto Fabio i soldati ed il popolo.
 
 SCENA XIV
 
 LUCIO PAPIRIO, PAPIRIA, COMINIO e poi MARCO FABIO
 
 LUCIO PAPIRIO
 Seguitemi. Vedremo (Si leva dalla sedia curule che tosto vien ripigliata da un littore) La sella curule è ripigliata dal littore.
 chi alzerà il primo ferro
410contro di un dittator.
 PAPIRIA
                                         Genero a Lucio...
 LUCIO PAPIRIO
 Fosse ancora a me figlio,
 nol salverei.
 COMINIO
 Tutto è per Fabio il campo. Marco Fabio esce dalla città.
 LUCIO PAPIRIO
 E giustizia è per me.
 PAPIRIA
                                         Perdona agli anni...
 LUCIO PAPIRIO
415Perdono, onde ben tosto
 in disprezzo io sarei, Roma in periglio.
 Morrà sotto le scuri.
 MARCO FABIO
 Non un Fabio però, non un mio figlio.
 A Roma, o Lucio. Ivi i suoi falli e merti
420bilancerà il Senato. A lui da un troppo
 severo dittator Marco si appella;
 e s'ei giudicherà che sotto il taglio
 di una scure il reo cada, io sarò il primo
 a condurlo al littore;
425e tra le verghe e 'l ceppo
 gl'insegnerà costanza il genitore.
 LUCIO PAPIRIO
 Sì sì, vadasi o Marco,
 a Roma e nel Senato. Ivi o 'l tuo figlio
 fia da lui condannato
430o in sua man deporrò quello i cui dritti
 sosterrò, finch'io 'l regga, eccelso grado.
 Al colpevol superbo
 dirà Cominio che l'attendo in Roma
 e che avrà in Campidoglio, ove sperava
435il mal chiesto trionfo, infamia e pena.
 E tu risparmia i prieghi, asciuga i pianti,
 Papiria. Dirò figlia,
 quando ti scorderai
 d'esser consorte a cittadin malvagio.
440È ver, Fabio è tuo sposo, io te lo diedi;
 ma tel diedi romano, eroe tel diedi.
 A lui toglie la colpa
 ciò che caro mel fece; e a te pur tolga
 la ragion de l'amarlo.
445Segui l'esempio mio. Più che col senso,
 col dover ti consiglia;
 o se moglie esser vuoi, non sei più figlia.
 
    Manlio vinse; e Tito, forte,
 a ria morte,
450benché padre, il condannò.
 
 MARCO FABIO e COMINIO
 
    Ma di Tito ancor gl'imperi,
 perché fieri,
 Roma tutta detestò.
 
 LUCIO PAPIRIO
 
    Cadrà Fabio e vincerà
455de le leggi e del mio grado
 il timor, la dignità.
 
 MARCO FABIO
 
    Pria lo giudichi il Senato
 e svenato poi cadrà.
 
 COMINIO
 
    (Ma in suo scampo io le guerriere
460fide schiere accenderò). (Lucio Papirio entra in Roma e gli altri due vanno verso l’esercito) Partono Lucio Papirio e i littori ritornano in Roma sul ponte.
 
 SCENA XV
 
 PAPIRIA
 
 PAPIRIA
 Figlia e moglie, che fo? Qual di due beni Sia in pronto il ballo degli schiavi.
 lascio? Qual seguo? Lucio,
 meno di sdegno. Fabio,
 men di protervia. Egli mi è padre. Ah! Come
465oltraggiarlo tu puoi? Questi mi è sposo.
 Come ah! tu condannarlo?
 Fabio reo, ti detesto;
 misero, ti compiango; oggetto insieme
 e d'odio e di pietà, direi d'amore;
470ma offendo il genitore.
 Dei! Che farò? Giusta nel padre è l'ira.
 Reo nel marito il fasto. A me sol tocca
 or con finti rigori,
 or con teneri prieghi
475domar l'un, placar l'altro.
 Chiegga Fabio il perdon, Lucio lo dia; Primo segno della mutazione
 e in sorte sì penosa
 sia Papiria egualmente e figlia e sposa.
 
    Rigori fingerò, ripulse e sprezzi;
480sospiri verserò, lagrime e prieghi.
 
    Durezza in dittator, così si spezzi;
 orgoglio in vincitor, così si pieghi. Primo segno della mutazione.
 
 Fine dell’atto primo
 
 Segue il ballo di Sanniti schiavi, festeggianti la libertà ricevuta Ballo degli schiavi, dopo il quale si dà il secondo segno della mutazione.