Ifigenia in Aulide, Vienna, van Ghelen, 1718

 ATTO PRIMO
 
 Porto di Aulide ingombrato dalle navi e dalle tende de’ Greci, tutte illuminate di notte alla foggia militare. Altre navi in lontano nel mare con vele spiegate che vengono verso il porto, anch’esse illuminate.
 
 SCENA PRIMA
 
 TEUCRO con seguito di greci
 
 TEUCRO
 Lungi, o Greci, il timor. Son legni amici
 quei che d’Aulide al porto
 spingon aure seconde. Io riconosco
 le note insegne e ’l sempre invitto Achille.
5Presa già Lesbo, ei riconduce a noi
 la vittoria che il segue. A la sua spada
 han riserbato i numi
 che la Frigia e ’l suo Ettorre al piè gli cada. (Si accostano le navi, dalle quali sbarcano Achille e parte de’ suoi soldati)
 
 SCENA II
 
 ACHILLE, TEUCRO e seguito di greci e tessali
 
 ACHILLE
 
    Asia tremi, Argo festeggi,
10greco braccio è sempre invitto.
 
    Cadde Lesbo e tra ritorte
 la sua sorte
 piange il Tessalo sconfitto.
 
 Teucro, in Aulide ancora
15dorme notti infingarde il greco campo?
 Già ’l Tessalo è sconfitto,
 Lesbo già cadde; e in pigro e lungo sonno
 l’egre vostre pupille
 stan chiuse ancor, quando trionfa Achille?
 TEUCRO
20Valoroso Pelide,
 chi può contra gli dei? Sciolte dal lido
 fendean le prore achee l’onda tranquilla;
 ma che? Del vento amico
 cessa il favor, soffia l’avverso e a forza
25in Aulide rispinge i nostri abeti.
 D’alora il vento tacque,
 l’onda immobil divenne
 e già n’è tolto il navigare a Troia.
 ACHILLE
 Io vi precederò. Trarrò in catene
30Priamo e l’altera prole,
 qual da Lesbo ora trassi
 la vergine reale.
 TEUCRO
 O dio! Elisena?
 ACHILLE
                               Quella
 sì cara a Teucro. Alor che a lei messaggio
35fosti de’ Greci, il so, nacque il tuo amore.
 TEUCRO
 In Aulide Elisena?
 ACHILLE
 Così vi fosse Ifigenia, mia bella,
 mia nobil fiamma.
 TEUCRO
                                     E come?
 Tu l’ultimo a saper sei la tua sorte?
 ACHILLE
40Mi sei nunzio di bene o di sciagura?
 TEUCRO
 Al nuovo sol nel campo
 fia la real tua sposa.
 ACHILLE
 Quai nozze? Parla.
 TEUCRO
                                     Ifigenia, la figlia
 del gran re di Micene,
45fia di tue palme il premio illustre.
 ACHILLE
                                                                O amore!
 Nol credo a te, nol credo a l’alma, è tanto
 il piacer che mi opprime. Ecco Elisena
 che già si affretta al lido. Io seco lascio
 in libertà il tuo amore.
50In Aulide mi chiama,
 non certo appien di sua fortuna, il core.
 
    Se a debole pupilla,
 a lunga notte avvezza,
 il chiaro dì sfavilla,
55si perde ancor fra l’ombre e ’l sol non vede.
 
    Così quest’alma amante,
 che a lungo fra’ martiri
 languì per bel sembiante,
 intende la sua sorte e non la crede.
 
 SCENA III
 
 ELISENA sbarcata con seguito d’altri greci e TEUCRO
 
 ELISENA
60Già libera e regnante,
 or cattiva ed ancella, in me rivedi
 la misera Elisena.
 TEUCRO
                                    Ah principessa!
 Data avessi a’ miei detti alor più fede
 che priva or non saresti
65di libertà e di regno.
 ELISENA
                                        Era ne’ fati
 che fra i trofei del valoroso Achille
 fosse ancora Elisena.
 TEUCRO
 Tua sciagura è minor di quel che temi.
 Fra barbari non sei.
 ELISENA
                                       Che sperar posso,
70serva, straniera, anche a me stessa ignota?
 So che sangue real m’empie le vene
 ma la fonte mi è ascosa.
 Il nome di Elisena
 non è quel che sortii da’ miei natali.
 TEUCRO
75Calcante, al cui saper tutto è presente,
 in Aulide or soggiorna. Ei de’ tuoi casi...
 ELISENA
 Ah Teucro! Quel momento,
 che svelerà de l’esser mio l’arcano,
 l’ultimo fia de la mia vita ancora.
 TEUCRO
80Come?
 ELISENA
                 Senza perir non mi è permesso
 conoscer genitori e non me stessa.
 Non mente Apollo.
 TEUCRO
                                     Oscuro
 s’apre il nume a’ mortali.
 Svelinsi i tuoi natali; e di Elisena
85perirà il falso nome.
 Sol questo è il tuo periglio
 che sì gentil non ti formar gli dei,
 perché sì tosto spenta
 fosse del lor poter l’opra più bella
90e insieme agli occhi miei l’opra più cara.
 ELISENA
 Qual tempo scegli a palesarti amante?
 TEUCRO
 Quello in cui dir mi lice
 ch’amo Elisena e non la sua fortuna.
 ELISENA
 Ma quello in cui mi è tolto
95l’arbitrio di riamarti. Intendi, intendi
 tutta la mia sciagura. Adoro Achille.
 TEUCRO
 Che ascolto! Achille? Il distruttor di Lesbo?
 ELISENA
 E ’l più amabile oggetto agli occhi miei.
 TEUCRO
 Ch’ami Achille guerriero è suo gran vanto;
100ch’ami Achille nemico è tua gran pena;
 ma ch’ami Achille sposo è tua gran colpa.
 ELISENA
 Qual fiero annuncio! Achille sposo? O dio!
 Quando? Di chi? Deh! Tosto
 la morte mia compisci.
 TEUCRO
                                             Ifigenia,
105di Agamennone figlia,
 sarà di Achille. Ei l’ama; e al nuovo giorno...
 ELISENA
 Ifigenia sarà di Achille?
 TEUCRO
                                              E ’l nodo...
 ELISENA
 Non più, molto dicesti; io molto intesi.
 TEUCRO
 Lo so, messaggio infausto
110non è caro a lo sguardo; e grave duolo
 ne’ suoi primi trasporti ama esser solo.
 
    Non ho cor così spietato
 che a un amor, che è sfortunato,
 pianger nieghi e sospirar.
 
115   D’ampio fiume, che già inonda,
 mal si tenta il corso e l’onda
 porre in ceppi e riparar.
 
 SCENA IV
 
 ELISENA
 
 ELISENA
 Ifigenia sposa di Achille? Ed io
 sarò in Aulide giunta
120per veder la rival?... No, pria quell’ara,
 che al funesto imeneo le faci appresta,
 bagnerò col mio sangue; e a piè del nume
 spirando l’alma forte,
 vedran le greche attonite pupille
125ch’io aveva un cor degno di amare Achille.
 
    A vista del crudele
 ma amabile idol mio,
 quest’anima fedele
 con gloria spirerò.
 
130   Forse in morir sì forte
 pietà, se non amore,
 in lui risveglierò;
 
 o con sì nobil sorte
 de la rival nel core
135invidia desterò.
 
 Cortile dinanzi al palazzo di Aulide.
 
 SCENA V
 
 AGAMENNONE, ARCADE
 
 ARCADE
 Sorta a gran pena è l’alba; e mentre ogni altro
 in Aulide riposa,
 tu, duce e re, stai sospiroso e vegli?
 AGAMENNONE
 A chi in umil fortuna
140pago è di quanto basta, invidia io porto.
 Chi regge altrui, più misero è di tutti.
 ARCADE
 Onde il tuo duol? Del grande Atreo tu figlio,
 re invitto, illustre sposo
 e padre...
 AGAMENNONE
                     Ah! Tal non fossi...
145Ma no... Tu non morrai... Pria mi si strappi
 l’alma dal sen che dal mio cor l’assenso.
 ARCADE
 Signor...
 AGAMENNONE
                   Mio fido, ascolta.
 Sai che per vento avverso,
 doppo tre lune in Aulide n’è forza
150stare oziosi. A la gran dea di Cinto,
 che qui si adora, un sacrificio offrimmo,
 Nestore, Ulisse, il mio germano ed io.
 Non v’era altri del campo. Agghiaccio e sudo,
 Arcade, in rammentarlo. Odi qual diede
155l’indovino Calcante
 oracolo funesto a padre amante:
 «Greci, Troia cadrà; propizio vento
 spingerà vostre vele al frigio lido.
 Ma vergine real, che sia del sangue
160d’Elena, pria si sveni a l’ara mia.
 Si sacrifichi, o Greci, Ifigenia».
 ARCADE
 Tua figlia?
 AGAMENNONE
                       Tutto il sangue
 mi si gelò. Vista, favella e moto,
 tutto perdei. Rinvenni al duolo, a l’ira.
165Il cielo condannai. Giurai su l’ara
 non ubbidir la cruda legge; e volli
 depor lo scettro e dar congedo al campo.
 O dio! Perché nol fei? L’accorto Ulisse
 seppe voci trovar di sì gran forza
170che vinto alfin mi arresi e de la figlia
 diedi a la morte, o iniquo padre! il voto.
 ARCADE
 O voto infausto! O sacrificio orrendo!
 AGAMENNONE
 Scrissi a la moglie, e ’l quarto giorno è questo,
 che d’Argo a noi guidasse Ifigenia.
 ARCADE
175Con qual pretesto?
 AGAMENNONE
                                     Di promesse nozze.
 ARCADE
 Con chi?
 AGAMENNONE
                    Col forte Achille.
 ARCADE
 Senza temer del giovine feroce
 l’amor deluso e ’l provocato sdegno?
 AGAMENNONE
 Achille era lontano e si credea
180che la Tessaglia e Lesbo ancor gran tempo
 dovessero arrestarlo.
 ARCADE
 Or giunse al campo. Onde il rimedio al male?
 AGAMENNONE
 Qui scrivo a Clitennestra (Mostra una lettera ad Arcade)
 che torni in Argo e che a stagion migliore
185differite ha le nozze Achille istesso.
 Prendi, o mio fido, e tosto (Gliela dà)
 lor vanne incontro. Ah! Se la figlia il passo
 mette in Aulide, è morta.
 Cauto in tacer l’arcano, aggiungi a questa
190che de l’indugio de le nozze attese
 tutta la colpa ha ’l nuovo amor di Achille
 con la schiava Elisena.
 ARCADE
 Ciò che tacer, ciò che dir debba intesi.
 
    Sprone al core ed ali al piede
195ho da fede e da pietà.
 
    Lieto resta che al mio zelo
 giusto cielo arriderà.
 
 SCENA VI
 
 AGAMENNONE e ACHILLE
 
 ACHILLE
 Al Tessalo rubello
 e a l’amica sua Lesbo
200più non affidi, alto signor de’ Greci,
 l’orgoglioso Ilion le sue speranze.
 Quello in calma è rimesso; e sotto il peso
 de le argive catene,
 questa di un vano ardir soffre le pene.
 AGAMENNONE
205Prence, le tue vittorie
 hanno rapido volo. In brevi soli
 Tessaglia hai doma e conquistata hai Lesbo;
 e da l’alte sue torri
 il troiano superbo,
210scorgendone le fiamme e le faville,
 vide il suo fato e riconobbe Achille.
 ACHILLE
 Miei facili trionfi
 di troppa lode e, se non mente il grido,
 di troppo premio onori.
215E sarà ver che in breve
 con l’imeneo de la real tua figlia
 io sarò de’ viventi il più beato?
 AGAMENNONE
 (Che mai dirò?) Mia figlia è ancora in Argo.
 ACHILLE
 Sarà nel campo, anzi che cada il sole.
 AGAMENNONE
220Faccia voti il tuo amor ch’ella stia lunge.
 ACHILLE
 De’ miei voti il più caro è il rivederla.
 AGAMENNONE
 In Aulide non mai, se è ver che l’ami.
 ACHILLE
 D’Aulide partirò sposo felice.
 AGAMENNONE
 Torniamo in Argo. Ivi otterrai la figlia.
 ACHILLE
225Ad Argo tornerem, Troia distrutta.
 AGAMENNONE
 Pugna per Troia il cielo, il vento e ’l mare.
 ACHILLE
 Temo assai più di loro un vil ritorno
 che disonori il nome greco e ’l mio.
 AGAMENNONE
 Che sul fior de l’etade Ilio sia tomba
230del prode Achille hanno prescritto i fati.
 Altrove avrai vita più lunga e lieta.
 ACHILLE
 Sia tosto o tardi, ha da morir chi nasce.
 Ma vita neghitosa è ignobil morte
 e visse assai chi può morir con gloria.
 AGAMENNONE
235Senza Troia cercar, dal ciel protetta,
 mancan altri trofei degni di Achille?
 ACHILLE
 No no; per Troia io venni; e Troia io voglio.
 Ivi l’onor mi chiama; ed io vi corro.
 Altro a’ numi non chiedo
240che l’aura amica; e quando ogn’altro ancora
 nieghi seguirmi, io solo
 son co’ miei fidi a vendicar bastante
 del tuo fratello e de la Grecia i torti.
 In Argo poi, di nuovi allori adorno
245e de le spoglie di un sconfitto regno,
 verrò d’Ifigenia sposo più degno.
 
    Su l’ali de la spene e del desio
 spiegava l’amor mio felice il volo;
 ma il volo gli troncò nembo funesto.
 
250   Ora dal basso suolo,
 sui vanni de la gloria e del valore
 l’oppresso amore a sollevar mi appresto.
 
 SCENA VII
 
 AGAMENNONE, poi ARCADE e ULISSE
 
 AGAMENNONE
 Per quale invidia di contrario fato,
 a tali eroi fia chiuso
255il cammino de l’Asia? (Si mette in atto pensoso)
 ARCADE
 Troppo offendi il mio re, troppo il mio duce.
 ULISSE
 Sovra me ne cadrà l’ira e la pena.
 ARCADE
 Aprir non ti conviene il regal foglio.
 ULISSE
 Né a te convien recarlo, ove ne nasca
260a la Grecia e al tuo re vergogna e danno.
 AGAMENNONE
 Arcade! O dei!
 ARCADE
                              Signor, fede non giova,
 ove forza preval. L’anello e ’l foglio
 sono in poter di Ulisse.
 Ragion fu vana e vana ogni difesa;
265e a te s’aspetta il vendicar l’offesa.
 
 SCENA VIII
 
 AGAMENNONE e ULISSE
 
 AGAMENNONE
 Qual ragion ti sospinge a farmi oltraggio?
 ULISSE
 Guardami e poi rispondo.
 AGAMENNONE
 Che sì, che a vista del possente Ulisse,
 temerò, qual fanciullo, ombre e fantasmi?
 ULISSE
270Conosci quest’anello e questo foglio?
 AGAMENNONE
 Ciò che è mio riconosco. A me lo rendi.
 ULISSE
 No, se prima non l’abbia
 letto per tua vergogna a tutti i Greci.
 AGAMENNONE
 E lecito ti festi aprirlo chiuso?
 ULISSE
275Per veder le tue frodi e prevenirle.
 AGAMENNONE
 Chi a ciò t’indusse?
 ULISSE
                                       Io stesso,
 d’Argo attendendo Ifigenia promessa.
 AGAMENNONE
 De l’opre mie sei giudice o custode?
 ULISSE
 Il feci e ’l dovea far; né son tuo servo.
 AGAMENNONE
280E dispor non poss’io d’una mia figlia?
 ULISSE
 Da te già offerta a la comun salute
 non è più tua.
 AGAMENNONE
                             Non compro
 gli altrui piaceri con le mie sciagure.
 ULISSE
 O alor di frode o d’inconstanza or pecchi.
 AGAMENNONE
285Cangio voler, quando il cangiarlo è bene.
 ULISSE
 Par degno a te con falsi giuramenti
 tutta ingannar la Grecia?
 AGAMENNONE
                                                E a te par giusto
 che ad Elena si sveni Ifigenia?
 ULISSE
 Quella ritor giurasti al frigio amante.
 AGAMENNONE
290Il re giurò ma non il padre alora.
 Elena resti e Ifigenia non mora.
 ULISSE
 Dunque hai prefisso?...
 AGAMENNONE
                                             Il mio ritorno in Argo,
 pria che arrivi la figlia.
 ULISSE
 E noi ti avremo alzato al sommo impero...
 AGAMENNONE
295Eh! Questa volta poco
 giova ad Ulisse il favellare accorto.
 ULISSE
 Giovi l’altrui. Su, va’; congeda il campo.
 Credi Nestore vile? Inermi i Greci?
 Muto Calcante? Ah! Temi,
300temi a’ suoi detti il militar tumulto.
 Tra i numi e te sapran gli Achei qual parte
 debban seguir. La vittima promessa
 vorranno a forza; e la vorran gli dei,
 poiché gli dei l’han chiesta.
 AGAMENNONE
                                                    Ulisse, addio.
305Difenderla sapremo Achille ed io. (In atto di partire s’incontra con Teucro)
 
 SCENA IX
 
 TEUCRO e li sudetti
 
 TEUCRO
 Signor...
 AGAMENNONE
                   Teucro, che rechi?
 TEUCRO
 Giunse in Aulide or ora
 tua regal donna e la diletta figlia.
 AGAMENNONE
 (Cieli! Son morto).
 TEUCRO
                                      Io con sì lieto avviso
310qui le prevenni. Esse gli applausi intanto
 ricevono de’ duci e de’ soldati.
 D’Ifigenia si ammira
 l’alta beltade e ’l portamento onesto;
 e tra i viva, onde intorno
315rimbomba il ciel, l’un chiama
 lo sposo avventurato. Altri te dice
 genitor più felice, a cui cotanto...
 AGAMENNONE
 Teucro, non più. (Freno a gran pena il pianto).
 TEUCRO
 
    Ne la prole e nel comando
320sei beato e padre e re.
 
    Ma tu sol stai sospirando
 e dal volto un cor traspira
 che contento ancor non è.
 
 SCENA X
 
 AGAMENNONE e ULISSE
 
 AGAMENNONE
 Eccomi al duro passo
325che sì temei. Deluse
 son l’arti mie. Non mi giovò accortezza
 contra l’insidie di fortuna avversa.
 Ahi! Con qual volto incontrerò la moglie?
 Ahi! Con qual core abbraccerò la figlia?
330Misere! A liete nozze
 voi qui guida un mio cenno e avrete morte,
 che due vittime a un tratto
 cadrete, una dal duolo, una dal ferro.
 E da l’uno e da l’altro io pur trafitto,
335morrò con voi. Deh! Ulisse,
 abbimi almen pietade e scusa il pianto.
 Se piango re, son vile
 ma, se padre non piango, io son crudele.
 ULISSE
 Signor, son padre anch’ io. Giusto è ’l tuo duolo;
340ma che? Dove il lagnarsi al mal non giova,
 mostri senno e valore uom saggio e forte.
 AGAMENNONE
 Ulisse, un buon consiglio è agevol cosa.
 Ma se qui del tuo figlio
 si agitasse il destin, non so se tanto
345saresti forte.
 ULISSE
                          Il colpo
 fatto è necessità. Giunta è l’attesa
 vittima. Il sa Calcante.
 Tu l’hai giurata.
 AGAMENNONE
                                E la darò. S’innalzi
 l’infausto altare. In breve
350io vi trarrò la misera. Ma intanto
 fa’ che taccia Calcante; e ad una madre
 si occulti il sacrificio.
 Temo l’ire feroci
 del suo dolor. Deh! Pria restassi estinto.
 ULISSE
355Vinta è già Troia or che te stesso hai vinto.
 
    Veggo già che ai grechi legni
 spira il vento, il mar s’inchina;
 e già trema a la vicina
 sua caduta Ilio orgoglioso.
 
360   Ma se l’Asia andrà sconfitta,
 se d’invitta
 avrà Grecia un maggior grido,
 tutto tutto
 sarà gloria e sarà frutto
365del tuo cor sì generoso.
 
 SCENA XI
 
 AGAMENNONE, CLITENNESTRA, IFIGENIA
 
 CLITENNESTRA
 Signor di questa vita e di quest’alma,
 ecco la tua non meno
 serva che moglie. Ecco la cara figlia
 che qui per tuo voler d’Argo ho condotta.
 IFIGENIA
370Padre, con qual contento
 la tua pur ti rivede
 ubbidiente figlia!
 Deh! Mi concedi di baciar tua destra.
 AGAMENNONE
 O assai più ch’altro a me dilette e care,
375sposa, figlia, vi abbraccio.
 Con qual cor vi rivegga, il dican queste
 lagrime mie per tenerezza espresse.
 Deh! Non le prender, figlia,
 per tristo augurio a le future nozze,
380che la soverchia gioia
 spremer può ancor da le pupille il pianto.
 CLITENNESTRA
 Dopo sì lunga amara lontananza
 con qual piacere in te riveggo anch’io
 il re più grande.
 IFIGENIA
                                 Io ’l genitor più illustre.
 AGAMENNONE
385Non il più lieto.
 IFIGENIA
                                E ben ti leggo in fronte
 l’alma appien non tranquilla.
 CLITENNESTRA
 E fuor di tuo costume il guardo abbassi.
 AGAMENNONE
 (Che dir potrò?)
 IFIGENIA
                                 Sospiri? Hai meco forse
 cagion di sdegno? Io d’esser rea non credo.
 AGAMENNONE
390Tu rea non sei; ma sventurato io sono.
 CLITENNESTRA
 Che manca a tua grandezza?
 AGAMENNONE
 L’interna pace. Sotto il grave pondo
 de le publiche cure il cor sta oppresso.
 IFIGENIA
 Ora ad Ifigenia diasi il tuo core.
395Tempo hai di darlo al regno.
 AGAMENNONE
 Eccomi tuo. Non altro affetto or m’empie
 che quel di padre.
 IFIGENIA
                                    Il guardo
 pur mi volgi con pena.
 AGAMENNONE
 Sinché potrò mirarti, io sarò lieto.
400Ma lungo spazio d’anni
 oggi dividerà l’una da l’altro.
 CLITENNESTRA
 Lascia l’infausta guerra e torna ad Argo.
 AGAMENNONE
 Vorrei poterlo; e non poterlo or duolmi.
 IFIGENIA
 Pera chi ne ha la colpa, Elena e Troia.
 AGAMENNONE
405Quando piaccia agli dei, vi andrò; ma quanto,
 quanto ci ha da costar la sua ruina.
 IFIGENIA
 Potessi almen colà seguirti anch’io.
 AGAMENNONE
 Altro luogo ti attende ed altro cielo.
 IFIGENIA
 Vi sarò con la madre?
 AGAMENNONE
410No, questo ancora dal destin ti è tolto.
 IFIGENIA
 Dai cari genitori in terra estrana
 vivrò dunque lontana? E dove? E quanto?
 AGAMENNONE
 A te, vergine e figlia,
 saper di più non lice.
 IFIGENIA
415Né più richiedo. Al tuo voler mi acheto.
 CLITENNESTRA
 Ma perché non ti affretti a scior da queste
 spiagge le greche navi e a disfar Troia?
 AGAMENNONE
 Placar prima si deve
 con vittima solenne il cielo irato.
 IFIGENIA
420Presto si svenerà?
 AGAMENNONE
                                    Più presto ancora
 che non vorrei.
 IFIGENIA
                               Permesso
 a me pur fia di accompagnarla a l’ara,
 coronata di fiori e in lieto canto?
 AGAMENNONE
 O dio!
 IFIGENIA
               Perché ammutisci? Al sacrificio
425deh! tua bontà mi doni esser presente.
 AGAMENNONE
 Figlia, sì, vi sarai. (Figlia innocente!)
 
    Di questo core
 parte migliore
 non anche intendi,
430se ben tu vedi
 la doglia mia.
 
    Tu a me la chiedi
 né dirla io posso,
 perché ho timore
435di contristarti
 col palesarti
 qual ella sia.
 
 SCENA XII
 
 CLITENNESTRA e IFIGENIA
 
 IFIGENIA
 A me sì strano accoglimento il padre?
 Onde mai da sé stesso
440così diverso?
 CLITENNESTRA
                           Figlia,
 uso è de l’uom, da mille cure ingombro,
 aver mente sconvolta e fosco ciglio.
 IFIGENIA
 Altre volte il mio aspetto
 in noioso pensier gli era conforto.
 CLITENNESTRA
445Il vicino imeneo,
 che ti svelle da lui, forse è sua pena.
 IFIGENIA
 Piaccia agli dii che questo
 sia solo il suo dolor, la mia sciagura.
 CLITENNESTRA
 S’altro affanno il molesti,
450Arcade a me fedel dirallo in breve.
 Tu nel real palazzo
 mi attendi. Ivi ne avrai più certi avvisi
 e de lo sposo ancora.
 Non è senza tua pena,
455il so, non arrossir, la sua dimora.
 
    E con gli occhi e col pensiero
 tu lo cerchi e tu lo chiami.
 
    Ne l’indugio tormentoso
 già si sente
460o geloso o impaziente
 il tuo cor, perché ben ami.
 
 SCENA XIII
 
 IFIGENIA
 
 IFIGENIA
 Ah! Se il mio cor di minor fiamma ardesse,
 a voi chi mi torrebbe,
 o dolci genitori? Amor di sposo,
465quanto mi costi omai?
 Pur sarò tua. Da questa
 sospirata fortuna
 l’anima amante ogni suo bene attenda
 e ciò ch’ella mi toglie, ella mi renda.
 
470   Il mio core, il genitore,
 la tua gloria e la tua fede
 tua mi chiede, o sposo amato.
 
    Tu sarai de la mia spene
 solo oggetto, unico bene,
475tu mio nume e tu mio fato.
 
 Segue il ballo di paraninfi e termina l’atto primo.