Caio Fabbricio, Vienna, van Ghelen, 1729

 CAIO FABBRICIO
 
    Dramma per musica da rappresentarsi nella cesarea corte per il nome gloriosissimo della sacra cesarea e cattolica real maestà di Carlo VI, imperadore de’ Romani sempre augusto, per comando della sacra cesarea e cattolica real maestà di Elisabetta Cristina, imperadrice regnante, l’anno MDCCXXIX.
    La poesia è del signor Apostolo Zeno, poeta ed istorico di sua maestà cesarea e cattolica. La musica è del signor Antonio Caldara, vicemaestro di cappella di sua maestà cesarea e cattolica.
    Vienna d’Austria, appresso Giovanni Pietro van Ghelen, stampatore di corte di sua maestà cesarea e cattolica, 1729.
 
 ARGOMENTO
 
    I Tarentini non potendo resistere ai Romani, co’ quali erano in guerra, chiamarono in soccorso Pirro re di Epiro e di Macedonia. Non mancò fra loro chi si opponesse a tal deliberazione, rappresentando che ben tosto esso gli avrebbe costretti ad abbandonare la lor maniera di vivere tutta gioconda e festevole in altra affatto rigida e austera. Pirro, all’invito de’ Tarentini, de’ Sanniti e d’altri popoli della Magna Grecia, passò pertanto in Italia e, presa la lor protezione, dichiarò la guerra ai Romani. La prima cosa però che egli fece fu di proibire ai Tarentini le maschere, i teatri e gli altri loro divertimenti, obbligandoli, lor malgrado, a passare dalla mollizie e dal lusso all’osservanza della disciplina militare più esatta. Nel primo fatto d’armi ottenne una segnalata vittoria contra i Romani, guidati da Levino lor consolo e posti principalmente in disordine dall’urto degli elefanti. In questa battaglia un cavalier romano, da me chiamato Volusio, uccise Megacle, uno de’ più cari amici di Pirro, credendo in lui di aver ammazzato lo stesso re che in quel giorno avea cambiate le sue armi con quelle di Megacle e postogli indosso il proprio manto reale. Dopo la battaglia, Pirro mandò Cinea, tessalo di nazione e uno de’ più celebri oratori del suo tempo, in qualità di suo ambasciadore ai Romani, per indurli a pace con offerta di onorevoli condizioni, che da essi non furono in verun modo accettate. Tornato a Pirro, Cinea fu immediatamente seguito dagli ambasciadori romani, capo de’ quali era Caio Fabbricio, senator di gran merito ma di una estrema povertà. Il re sperò di poterselo guadagnare con l’offerta che gli fece di una gran parte de’ suoi tesori che da lui generosamente furono rifiutati. La risposta di Fabbricio intorno alla pace esibita da Pirro è qual si legge nel dramma, dove pur si conforma all’istoria l’avviso datogli da lui che guardar si dovesse dal veleno che qualche suo confidente, della cui qualità non convengono gli scrittori, aveva deliberato di dargli con la speranza di riportarne dai Romani una gran ricompensa. Questa varietà d’opinioni m’ha fatto parer verisimile che tale insidia fossegli tesa da uno de’ capi de’ Tarentini ch’io chiamo Turio. Il personaggio di Bircenna, figliuola di Bardullide, da me detto Glaucia, re dell’Illirio, e moglie di Pirro, ha il suo fondamento nell’istoria. Quello di Sestia, figliuola di Fabbricio e fatta prigione con altri Romani da Pirro, è introdotto per dar qualche motivo d’intreccio agli amori, senza i quali pare in oggi che un dramma non sarebbe plausibile. Qui parimente si finge esser corsa voce che Volusio, amante di Sestia e destinato suo sposo, dopo aver ucciso Megacle nella battaglia, vi restasse anch’egli morto dalle ferite, che vi aveva ricevute, e che poi risanatone si portasse in Taranto in abito di soldato Macedone per uccidervi Pirro. Fingesi inoltre che Bircenna, gittata dalla tempesta non lungi dalle spiagge di Taranto, avendo quivi intesi gli amori di Pirro con Sestia, si fosse risoluta di assicurarsene con andarci in persona ma sotto nome di Glaucilla e senza farsi conoscere a chi che sia. Il rimanente s’intende dal dramma istesso, al quale han dato fondamento Plutarco nella Vita di Pirro, Valerio Massimo e Floro e altri antichi scrittori.
 
 INTERLOCUTORI
 
 PIRRO re di Epiro, amante di Sestia
 CAIO FABBRICIO ambasciadore de’ Romani a Pirro
 SESTIA sua figliuola, amante di Volusio e prigioniera di Pirro
 BIRCENNA figliuola di Glaucia, re dell’Illirio, sposa promessa di Pirro
 VOLUSIO nobile romano, amante di Sestia
 TURIO capo della repubblica de’ Tarentini
 CINEA consigliere e confidente di Pirro
 L’ALLEGREZZA in macchina
 
    La azione si rappresenta nella città di Taranto e nel primo giorno in cui vi si celebravano i saturnali.
 
 COMPARSE
 
    Di capitani epiroti con Pirro, di soldati macedoni con Cinea, di tarentini con Turio, di illirici con Bircenna, di romani con Fabbricio, paggi con Sestia, paggi con Bircenna.
 
 MUTAZIONI
 
    Nell’atto primo: sala dipinta di battaglie vinte e di città conquistate da Pirro, sua statua equestre nel mezzo tra due trofei militari, a piè de’ quali stansi giacendo varie figure di Greci e Romani prigionieri, trono reale a parte e due gran porte laterali nel fondo della sala; stanza del tesoro di Pirro con tre porte, l’una laterale e due ai fianchi della facciata, le quali guidano l’una agli appartamenti di Sestia e l’altra a quelli di Pirro.
    Nell’atto secondo: piazza di Taranto, dinanzi al palazzo pubblico, tutta ornata di arazzi e d’altri ricchi addobbi, con festoni di fiori e d’altri vaghi ornamenti, logge all’intorno piene di popolo, con apparato e prospetto che rappresenta la reggia dell’Allegrezza, corteggiata dai suoi seguaci bizzarramente mascherati, i quali dipoi intrecciano il ballo; doppio viale delizioso, con doppia spalliera di vasi di aranzi e di fiori, che va a terminare in giardino.
    Nell’atto terzo: corridore che corrisponde a vari appartamenti; gabinetto di Pirro con tavolino da scrivere, porta nel mezzo e altra laterale; campo attendato di Pirro.
 
    Le scene furono rara invenzione delli signori fratelli Giuseppe ed Antonio Galli Bibiena, primo e secondo ingegneri teatrali di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 BALLI
 
    Nel principio dell’atto II: di maschere di vario genere bizzarramente abbigliate.
    Nel fine dell’atto II: danza a foggia di baccanale.
    Nel fine dell’atto III: di nobili romani, epiroti, illirici e tarentini.
 
    Il primo ed il terzo ballo furono vagamente concertati dal signor Simon Pietro Levassori della Motta, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica; il secondo ballo fu altresì vagamente concertato dal signor Alessandro Phillebois, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica; con l’arie per li suddetti balli del signor Niccola Matteis, direttore della musica instrumentale di sua maestà cesarea e cattolica.