Metrica: interrogazione
349 settenari (recitativo) in Andromaca Vienna, van Ghelen, 1724 
d'Ilio già stanche e vaghe,
per soffrir che tu, o donna,
                 Treman sì tosto
              Aimè!
                            I suoi soldati
ne rendeva infelici. (Eleno va incontro a Pirro e gli parla in lontano)
Lo farà, che, se è saggio,
                 Giust'è che spento
io 'l so... (Eumeo esce e osserva attentamente Ulisse in disparte)
                  Mio re, mio Ulisse,
Stranier, chi sei? (Ritirandosi alquanto)
                                  Con questo
ciò che chiede il mio sdegno.
pria che il morso e 'l veleno
                            No. Ancora
                                    In Argo
                  Che a me sia noto
mi offrissi e ancor più regni,
                              Nel sacro
Sì, ch'ei non tolga un giorno
porgo; a te i prieghi umili...
                      Ubbidite.
O 'l piacer che ho in mirarti
Ma condannato a morte, (Voltandosi verso Telemaco e sorridendo)
                     Ah! Lo segui!
                                 O sempre
                 Tu taci? Eh! Troppo
                       E quivi ai numi
                               E dopo
                               Un amore,
                                Mio forte
che questa destra istessa (Traendosi di seno uno stile)
con l'altrui sangue. Andiamo.
Ma... il dirò pur, che dirlo
O a me ingrata! O a te iniqua
non puoi, che a chi vuol morte
                    T'apre il cielo
Ma che risponde Ermione? (Si avanza verso Ermione)

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