Metrica: interrogazione
49 sineresi in Lucio Papirio dittatore Vienna, van Ghelen, 1719  (recitativo) 
In sue trincee ben chiuso il nostro campo
non sien romani o sien rimasti i vili.
Qualunque siasi, a te si ascriva il pregio
al suo duce, al mio sposo. Io potea sola
                           Chi è reo paventi e fugga.
di una scure il reo cada, io sarò il primo
Reo nel marito il fasto. A me sol tocca
Reo di ardir, reo di amore, a' tuoi begli occhi
                                  Ti offesi
dee per voler de' fati. Il grande impero
a te oltraggio sarian, queste ad entrambi.
pesa il merto e l'error. Qualunque siasi,
più del giudice offeso il reo feroce.
Non si risparmi il reo, solo si ascolti.
De l'opre, o buone o ree, la lode o 'l biasmo
che in sembianza di reo ti venga innanzi,
che d'altro non è reo che del suo sdegno.
non reo, non vincitor ma cittadino. (Servilio con gli altri discende nella parte inferiore)
dovea prostrato. Orché il decoro è salvo
                                          Potea salvarlo
                                   O ferreo core! (Marco Fabio e Quinto Fabio scendono dalle logge seguiti dai soldati)
Roma un reo ti togliea. Mia man tel rende. (Marco Fabio preso per una mano Quinto Fabio lo presenta al dittatore)
Prostrati e tu buon padre e tu reo figlio. (Servilio, il popolo e i due Fabi s’inginocchiano a piè di Lucio Papirio)

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